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mercoledì 19 marzo 2014

Domenica 19 marzo 1944, 70 anni fa, bombardamento di Anagni.

Piazza San Giovanni (Foto Umberto Frattali)
Anagni il 19 marzo 1944, domenica mattina in una giornata di sole, subì il più disastroso bombardamento aereo della sua storia da parte delle Fortezze Volanti Statunitensi. Ci furono 130 morti e rischiò seriamente la vita lo stesso vescovo Adinolfi, che rimase gravemente ferito alla gola. I danni più rilevanti si verificarono,nella chiesa di S. Giovanni De Duce, nel convento dei Padri Caracciolini, nella Curia Vescovile e nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano.
Secondo fonti ufficiali la città di Anagni, nel corso del conflitto, subì una notevole distruzione del suo patrimonio. In precedenza l'aviazione alleata aveva bombardato l'area  vicina alla  stazione ferroviaria.
Considerando l’importanza storico-artistica del centro, la gravità dei danni assume un carattere ancora più drammatico.
Ulteriori danneggiamenti riguardarono la Cattedrale, in cui andarono perdute le vetrate artistiche a causa degli spostamenti d’aria, le porte di S. Francesco e Santa Maria, la chiesa di S. Andrea, e  gli artistici palazzi signorili Cesaritti, Menenti, Moriconi e Passa. Il palazzo di Bonifacio VIII fu mancato miracolosamente da  tali incursioni.
Anagni, importante nodo viario e ferroviario, per la sua posizione sulla via Casilina, per la presenza di numerosi edifici idonei all’accantonamento di truppe, ed anche per la sua distanza di "sicurezza" dal fronte, fu prescelta dal Comando della Decima Armata Tedesca del Gen.Von Vietinghoff come sede di un importante complesso ospedaliero militare, atto ad ospitare i feriti e malati provenienti dal fronte di Cassino. La distanza dal fronte permetteva ai mezzi dei vari Feldlazarett (Ospedali militari) di raggiungere il fronte in tempi ragionevolmente brevi.  ...leggi tutto da: Dal Volturno a Cassino
Collage di foto da Acta est Fabula

Piazza Innocenzo III. Foto SBAA

sabato 2 novembre 2013

Anagni - Affreschi di San Pietro in Vineis. La Deposizione

La rappresentazione del dolore (XIII sec.) In questa "Deposizione", l'anonimo artista medievale ha raffigurato e trasmesso tutta la sofferenza per la perdita e distacco da chi si ama. C. Ribaudo.

" S. Pietro in Vineis è la chiesa, risalente alla fine del secolo XII, di un antico monastero situato poco fuori della cerchia urbana di Anagni, vicino all’antica Porta Cerere. Quanto resta del complesso primitivo è oggi parte del Convitto Principe di Piemonte, realizzato negli anni Venti dall’architetto Alberto Calza Bini. Il monastero appartenne all’ordine delle monache Clarisse dalla metà del secolo XIII sino al 1556, anno in cui venne lasciato dalle monache, che si spostarono nell’odierno monastero di S. Chiara all’interno della città, e passò ai frati cappuccini. Negli ambienti superstiti di questo monastero femminile si conserva un pregevole gruppo di affreschi risalenti al XIII, XIV e XV secolo. Il gruppo di maggior importanza è quello che orna il cosiddetto Matroneo delle Monache, un ambiente posto esattamente al di sopra della navata sinistra della chiesa, con la quale comunica solo attraverso alcune piccole feritoie.
Qui, probabilmente intorno al terzo decennio del Duecento - quindi prima che il monastero fosse dato alle Clarisse (Chiara fu canonizzata da Alessandro IV proprio ad Anagni il 12 agosto 1255), l’ambiente venne completamente decorato con un magnifico e lussureggiante motivo a finti conci ed archi a tutto sesto dal cosiddetto Terzo Maestro di Anagni. In quegli stessi anni, infatti, il più moderno dei pittori che si stavano dedicando alla realizzazione dello splendido ciclo della cripta della cattedrale, compì la decorazione delle pareti interne della chiesa superiore esattamente con gli stessi motivi che avrebbe replicato nel più riservato ambiente del monastero femminile. Si tratta di una decorazione che spicca per eleganza e raffinatezza cromatica e che è stilisticamente aggiornata ai migliori livelli della più moderna pittura romana contemporanea. ...Segue dal sito di BancAnagni.

martedì 15 ottobre 2013

Anagni - Un grosso in bocca lupo al nuovo presidente della Pro Loco Lorenzo Fini e al suo vice Armando Petitti.





Sinceri auguri e un grosso in bocca lupo al nuovo presidente della Pro Loco Lorenzo Fini e al suo vice Armando Petitti; entrambi li conosco personalmente e li ritengo onesti, equilibrati e capaci. CR

giovedì 5 settembre 2013

Anagni - I giorni dello schiaffo. La fine del Medioevo.


Manifestazione nell’ambito del programma “Le rappresentazioni del potere tra Innocenzo IV (1243-1254) e Bonifacio VIII (1294-1303)”
Il 7 settembre 2013, dalle 17,30 alle 22,30, in occasione del 710º anniversario dello Schiaffo di Anagni, il Palazzo di Bonifacio VIII, in collaborazione con l’AIAM (Associazione Interparrocchiale Anagni Medievale) e l’Associazione Culturale Nero Artifex, diventa fulcro di uno straordinario evento che si svolge in quegli stessi luoghi, da piazza Innocenzo III a piazza Bonifacio VIII, che il 7, l’8 e il 9 settembre 1303 furono teatro dell’oltraggio subito dal papa ad opera di Guglielmo di Nogaret e Sciarra Colonna. ...leggi


sabato 3 agosto 2013

Anagni - Le contrade medievali (guida di Anagni, 1989)

In occasione del Palio cittadino si forniscono alcuni dati sulle contrade anagnine. Quelle attuali  non corrispondono del tutto alle contrade medievali. I dati sono tratti dalla Guida di Anagni, testo a cura di Carlo Ribaudo, edita nel 1989 dalla ProLoco, con il contributo dell'attuale BancAnagni (Banca di Credito Cooperativo).
Questo libro è stata la prima guida che, basandosi su studi scientifici, ha diffuso presso il grande pubblico, la descrizione e la suddivisione in contrade di Anagni in età medioevale.
Potete trovare il volumetto in biblioteca; esiste anche l'edizione in inglese.

Le stampe qui riprodotte, esclusa la prima del 1749, fanno parte dell'opera: Recueil de Vues et fabriques pittoresques d'Italie,... Paris, 1804. Le acqueforti sono opera di BOURGEOIS Florent Fidèle Constant (1767-1836), pittore e disegnatore francese, allievo di David. Le sue opere sono esposte a Fontainebleau e al museo d'Orsay.

Le contrade medievali  di Anagni 


Stampa del 1749 - Panorama di Anagni 

Al culmine della sua ascesa storica, verso la fine del XIII secolo, la città di Anagni era suddivisa in dieci contrade (o regioni), disposte in gran parte lungo la sua strada più importante, la via Maggiore (l’odierna via Vittorio Emanuele).
Dalla parte alta a quella bassa le principali otto contrade erano così disposte:

CASTELLO

La contrada Castellum (odierna S.Maria) racchiude l’area dell’antica acropoli ernico-romana.
Prese questo nome nel Medioevo grazie alla sua caratteristica di regione fortificata. Isolata rispetto alla città dalle costruzioni romane e dai palazzi baronali, rappresentò per lungo tempo un punto di estrema importanza strategica nella politica della Chiesa.
Dal periodo di Bonifacio VIII, per la continua presenza di baroni imparentati con il Papa, la contrada venne indicata anche con l’appellativo di Quartiere Caetani. Il Castello racchiude entro i suoi confini parte dei monumenti e tesori più significativi della città: porta Santa Maria,
la Cattedrale con la Cripta, il palazzo di Bonifacio VIII e il palazzo Trajetto.

TORRE

In questa contrada, nell’area dell’attuale piazza Dante, sorgeva probabilmente il foro romano. Ne costituivano il necessario sostegno i pilastri in opus quadratum e la possente sostruzione in opus reticulatum ancora visibili lungo via Bagno, notevole esempio di architettura sillana.
La contrada Turris (odierna S. Giovanni) si trovava a ridosso dell’antica acropoli. Il toponimo deriva dall’elemento architettonico che la caratterizzava maggiormente nel Medioevo: la casa torre. Questa tipologia di abitazione, che si sviluppa in altezza e presenta sul fronte stradale il lato breve, conobbe la massima diffusione nel Duecento in concomitanza con l'emergere della classe borghese.

TRIVIO

La contrada Trivio è situata in una zona quasi pianeggiante al centro della città. Il toponimo della regione deriva dal trivio stradale che si sviluppa quasi all’altezza del palazzo comunale.
L’intera contrada, vero e proprio centro commerciale-amministrativo della città (il Comune), presenta notevoli esempi di architettura civile medievale.


TUFOLI

La regione Tufoli, odierna S. Pancrazio, situata nella parte settentrionale della città tra il Castello, il Trivio e la regione di Piscina, è stata in ogni tempo quartiere popolare. Rimasta ai margini del grande rinnovamento edilizio del XVIII e XIX secolo, ha conservato un originale tessuto urbanistico medievale.

PISCINA

Questa contrada, il cui toponimo trae origine dalla presenza di una fonte (Fons Piscinae) che probabilmente riforniva le terme in epoca romana e che è ricordata tra i beni del comune in un documento del 1321, si estende a nord della via Maggiore. Per la sua esposizione e per la leggera depressione in cui si trova non è mai stata particolarmente popolata. L’unico asse viario (via Piscina), parallelo alla Via Maggiore, parte dall’interessante monastero di S. Chiara per arrivare, fiancheggiato da edifici rimodernati, nella zona del parco pubblico a ridosso delle mura romane, in vicinanza del grande complesso degli Arcazzi.

COLLE SANT’ANGELO

La regio collis Sancti Angeli, delimitata dalla via Maggiore e a sud dalle mura romane, occupava la zona in gran parte pianeggiante che va dal Palazzo comunale alla regione Valle S. Andrea. Per la sua posizione dominante, rispetto a quest’ultima ed alla contrada Piscina, fu scelta dalla potente famiglia Conti per costruirvi il proprio palazzo in un periodo (fine del XIII secolo) nel quale le altre posizioni strategiche della città, Castello e Torre, erano occupate dai Caetani.
Le principali vie della contrada, oltre alla citata via Maggiore, sono: parte di via della Valle e l’attuale via Garibaldi che termina con la cinquecentesca porta San Francesco.

VALLE SANT’ANDREA

Questa contrada, il cui toponimo è dettato dalla morfologia della zona, leggermente depressa rispetto al confinante S.Angelo, è racchiusa entro due direttrici principali: la centrale via Maggiore, sulla quale si affacciano palazzi settecenteschi, e buona parte di via della Valle, caratterizzata da molti edifici medievali. Alla confluenza delle due strade si apre la piazzetta con la chiesa di Sant’Andrea.

CERERE

La contrada, documentata già dal 1081, occupa la parte occidentale della città, a ridosso di porta Cerere da cui prende il nome.
La regione, ingresso cittadino per i viaggiatori provenienti da Roma, è in buona parte racchiusa da due bastioni cinquecenteschi (Spizzone e Arci) ed è attraversata, sulla sua parte piana, dal tratto iniziale della Via Maggiore. La strada, costeggiata da edifici medievali, alternati a palazzetti, è parallela ad altre due vie che si sviluppano nella zona rilevata della contrada: la via Mezzo (Via Pio Salvati) con interessanti abitazioni dei secoli XIV e XV e la via Superiore o di S. Domenico, il cui toponimo ricorda la presenza di una chiesa, oggi scomparsa dedicata al Santo.
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Vedi anche: Anagni - Modifiche della toponomastica. Salvare la memoria storica di Anagni.
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lunedì 29 luglio 2013

Anagni in una stampa del 1749, dove è visibile la grande scalinata demolita nel 1839

Il panorama di Anagni risale al 1749, come indicato, e proviene dalla stamperia di S.Michele in Roma. Il Settecento rappresenta per la nostra città un periodo di rinascita edilizia. Nella stampa si può riconoscere l'enorme scalinata, demolita nel 1839, che partiva dal loggiato della cattedrale e terminava nell'attuale piazza Innocenzo III. Notare i campanili della cattedrale e di S. Andrea sormontati da cuspidi piramidali. CR
Se vi piacciono questi articoli mettete un mi piace su: 
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domenica 30 giugno 2013

Anagni sotto i piedi - Contrada di Piscina.

La cementificazione del nostro territorio è esplosa negli ultimi 20/30 anni, anche nei decenni precedenti, tuttavia  non si è scherzato.
Qui sotto l'immagine dello stesso angolo di Anagni in un quadro di Giovanni Colacicchi (1954) e in una foto moderna.
Queste costruzioni spesso, come in questo caso, sono state legalmente autorizzate.
Chiaramente nessun addebito  all'Arma dei Carabinieri, affittuaria del grande edificio nella foto, a cui anzi va tutta la riconoscenza dei cittadini per l' azione svolta in questo  momento  di grande aggressione ai valori della legalità.

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Anagni sotto le mura di Piscina con due figure, 1948.

Gli Arcazzi di Piscina in un quadro di Giovanni Colacicchi (1982) e in una foto attuale.


sabato 30 marzo 2013

Anagni - Affreschi di San Pietro in Vineis. La Deposizione

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S. Pietro in Vineis è la chiesa, risalente alla fine del secolo XII, di un antico monastero situato poco fuori della cerchia urbana di Anagni, vicino all’antica Porta Cerere. Quanto resta del complesso primitivo è oggi parte del Convitto Principe di Piemonte, realizzato negli anni Venti dall’architetto Alberto Calza Bini. Il monastero appartenne all’ordine delle monache Clarisse dalla metà del secolo XIII sino al 1556, anno in cui venne lasciato dalle monache, che si spostarono nell’odierno monastero di S. Chiara all’interno della città, e passò ai frati cappuccini. Negli ambienti superstiti di questo monastero femminile si conserva un pregevole gruppo di affreschi risalenti al XIII, XIV e XV secolo. Il gruppo di maggior importanza è quello che orna il cosiddetto Matroneo delle Monache, un ambiente posto esattamente al di sopra della navata sinistra della chiesa, con la quale comunica solo attraverso alcune piccole feritoie.
Qui, probabilmente intorno al terzo decennio del Duecento - quindi prima che il monastero fosse dato alle Clarisse (Chiara fu canonizzata da Alessandro IV proprio ad Anagni il 12 agosto 1255), l’ambiente venne completamente decorato con un magnifico e lussureggiante motivo a finti conci ed archi a tutto sesto dal cosiddetto Terzo Maestro di Anagni. In quegli stessi anni, infatti, il più moderno dei pittori che si stavano dedicando alla realizzazione dello splendido ciclo della cripta della cattedrale, compì la decorazione delle pareti interne della chiesa superiore esattamente con gli stessi motivi che avrebbe replicato nel più riservato ambiente del monastero femminile. Si tratta di una decorazione che spicca per eleganza e raffinatezza cromatica e che è stilisticamente aggiornata ai migliori livelli della più moderna pittura romana contemporanea. ...Segue dal sito di BancAnagni.

giovedì 28 marzo 2013

Anagni - Il 'Bestiario' della Cattedrale: leggende, simbolismi e Sacre Scritture'".

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In occasione delle feste pasquali, la Cattedrale di Anagni, in collaborazione con l’Associazione Culturale ARTESìA, propone un evento eccezionale dal titolo Il ‘Bestiario’ della Cattedrale: leggende, simbolismo e Sacre Scritture. L’iniziativa è volta alla conoscenza delle figure animali presenti nei ricchi apparati decorativi e nel Tesoro della Cattedrale di Anagni attraverso la spiegazione del simbolismo e dei riferimenti al complesso universo della cultura medievale. La visita prevede l’illustrazione delle curiose sculture sulla facciata dell’edificio, quindi un breve passaggio al Museo Lapidario con le sue antiche testimonianze paleocristiane e infine la visita al Museo del Tesoro, ove sono conservati i preziosi paramenti donati da papa Bonifacio VIII e oggetti di rara bellezza e di inestimabile valore, come il cofanetto di san Thomas Becket. 
In occasione della visita sarà eccezionalmente esposto il manoscritto trecentesco contenente l’inventario dei doni bonifaciani.
Le visite si svolgeranno dal 29 marzo al 2 aprile 2012 presso la Cattedrale di Anagni (via Leone XIII, 03012 Anagni -FR-) e avranno una cadenza di 30 minuti (gli orari di inizio sono: 9:20 - 9:50 - 10:20 - 10:50 - 11:20 - 11:50 - 12:20 - 15:20 - 15:50 - 16:20 - 16:50 - 17:20 - 17:50 - 18:20. L’ultimo turno di venerdì 29 marzo è 17:20, mentre la domenica 31 marzo le visite cominceranno con il turno delle 16:20). Per informazioni più dettagliate è possibile visitare i siti internetwww.cattedraledianagni.it e www.artesiaroma.it/attivita , le pagine Associazione Artesìa (oppure il profilo facebook Artesìa Roma). Si può inoltre telefonare ai numeri 0775.728374 e 392.1109871 o inviare una mail a info@artesiaroma.it. 

sabato 29 dicembre 2012

Anagni - Apertura al pubblico dell'Oratorio di San Thomas Becket

ANAGNI - In occasione delle feste natalizie, la Cattedrale di Anagni, in collaborazione con l’Associazione Culturale Artesìa, propone un evento eccezionale: la riapertura al pubblico dell’Oratorio di San Thomas Becket, antico tempio pagano, probabilmente un mitreo, affrescato nel corso del XIII secolo e dedicato al santo martire inglese, ricordato dalla Chiesa il 29 dicembre. L’iniziativa, dal titolo Le giornate di Thomas Becket: assassinio nella Cattedrale, prevede la visita all’ambiente ipogeo, posizionato accanto alla celebre Cripta di San Magno (la Cappella Sistina del Medioevo), preceduta da una presentazione della figura del santo, con l’ausilio di brani estratti dalla letteratura e di filmati tratti da film e opere teatrali che hanno avuto come protagonista san Thomas Becket. La vicenda storica dell’assassinio avvenuto nella Cattedrale di Canterbury sarà, inoltre, ricostruita visivamente grazie alla realizzazione di pannelli che avranno lo scopo di rendere più chiari gli episodi raffigurati nelle pitture dell’oratorio anagnino, fino allo storico scontro con il re d’Inghilterra Enrico II. 
Le visite si svolgeranno dal 26 al 31 dicembre 2012 presso la Cattedrale di Anagni; avranno una cadenza di 30 minuti (gli orari di inizio sono: 9:20 - 9:50 - 10:20 - 10:50 - 11:20 - 11:50 - 12:20 - 15:20 - 15:50 - 16:20 - 16:50 - 17:20). Il costo del biglietto è di 2 euro a persona (i portatori di handicap e i bambini sotto i 10 anni non pagano). 
Per informazioni più dettagliate è possibile visitare i siti internet HYPERLINK www.anagnicattedrale.org e le pagine facebook Cattedrale di Anagni e Associazione Artesìa (oppure il profilo facebook Artesìa Roma). 
Si può inoltre telefonare ai numeri 0775.728374 e 392.1109871 o inviare una mail a info@artesiaroma.it. 

lunedì 20 agosto 2012

Le contrade medievali di Anagni


In occasione del Palio delle Contrade si forniscono alcuni dati sulle contrade anagnine tratti dalla Guida di Anagni, testo a cura di Carlo Ribaudo, edita nel 1989 dalla ProLoco, con il contributo dell'attuale BancAnagni, Banca di Credito Cooperativo.

Le contrade medievali  di Anagni 


Stampa del 1749 - Panorama di Anagni 

Al culmine della sua ascesa storica, verso la fine del XIII secolo, la città di Anagni era suddivisa in dieci contrade (o regioni), disposte in gran parte lungo la sua strada più importante, la via Maggiore (l’odierna via Vittorio Emanuele).
Dalla parte alta a quella bassa le principali otto contrade erano così disposte:

CASTELLO

La contrada Castellum (odierna S.Maria) racchiude l’area dell’antica acropoli ernico-romana.
Prese questo nome nel Medioevo grazie alla sua caratteristica di regione fortificata. Isolata rispetto alla città dalle costruzioni romane e dai palazzi baronali, rappresentò per lungo tempo un punto di estrema importanza strategica nella politica della Chiesa.
Dal periodo di Bonifacio VIII, per la continua presenza di baroni imparentati con il Papa, la contrada venne indicata anche con l’appellativo di Quartiere Caetani. Il Castello racchiude entro i suoi confini parte dei monumenti e tesori più significativi della città: porta Santa Maria,
la Cattedrale con la Cripta, il palazzo di Bonifacio VIII e il palazzo Trajetto.

TORRE

In questa contrada, nell’area dell’attuale piazza Dante, sorgeva probabilmente il foro romano. Ne costituivano il necessario sostegno i pilastri in opus quadratum e la possente sostruzione in opus reticulatum ancora visibili lungo via Bagno, notevole esempio di architettura sillana.
La contrada Turris (odierna S. Giovanni) si trovava a ridosso dell’antica acropoli. Il toponimo deriva dall’elemento architettonico che la caratterizzava maggiormente nel Medioevo: la casa torre. Questa tipologia di abitazione, che si sviluppa in altezza e presenta sul fronte stradale il lato breve, conobbe la massima diffusione nel Duecento in concomitanza con l'emergere della classe borghese.

TRIVIO

La contrada Trivio è situata in una zona quasi pianeggiante al centro della città. Il toponimo della regione deriva dal trivio stradale che si sviluppa quasi all’altezza del palazzo comunale.
L’intera contrada, vero e proprio centro commerciale-amministrativo della città (il Comune), presenta notevoli esempi di architettura civile medievale.


TUFOLI

La regione Tufoli, odierna S. Pancrazio, situata nella parte settentrionale della città tra il Castello, il Trivio e la regione di Piscina, è stata in ogni tempo quartiere popolare. Rimasta ai margini del grande rinnovamento edilizio del XVIII e XIX secolo, ha conservato un originale tessuto urbanistico medievale.

PISCINA

Questa contrada, il cui toponimo trae origine dalla presenza di una fonte (Fons Piscinae) che probabilmente riforniva le terme in epoca romana e che è ricordata tra i beni del comune in un documento del 1321, si estende a nord della via Maggiore. Per la sua esposizione e per la leggera depressione in cui si trova non è mai stata particolarmente popolata. L’unico asse viario (via Piscina), parallelo alla Via Maggiore, parte dall’interessante monastero di S. Chiara per arrivare, fiancheggiato da edifici rimodernati, nella zona del parco pubblico a ridosso delle mura romane, in vicinanza del grande complesso degli Arcazzi.

COLLE SANT’ANGELO

La regio collis Sancti Angeli, delimitata dalla via Maggiore e a sud dalle mura romane, occupava la zona in gran parte pianeggiante che va dal Palazzo comunale alla regione Valle S. Andrea. Per la sua posizione dominante, rispetto a quest’ultima ed alla contrada Piscina, fu scelta dalla potente famiglia Conti per costruirvi il proprio palazzo in un periodo (fine del XIII secolo) nel quale le altre posizioni strategiche della città, Castello e Torre, erano occupate dai Caetani.
Le principali vie della contrada, oltre alla citata via Maggiore, sono: parte di via della Valle e l’attuale via Garibaldi che termina con la cinquecentesca porta San Francesco.

VALLE SANT’ANDREA

Questa contrada, il cui toponimo è dettato dalla morfologia della zona, leggermente depressa rispetto al confinante S.Angelo, è racchiusa entro due direttrici principali: la centrale via Maggiore, sulla quale si affacciano palazzi settecenteschi, e buona parte di via della Valle, caratterizzata da molti edifici medievali. Alla confluenza delle due strade si apre la piazzetta con la chiesa di Sant’Andrea.

CERERE

La contrada, documentata già dal 1081, occupa la parte occidentale della città, a ridosso di porta Cerere da cui prende il nome.
La regione, ingresso cittadino per i viaggiatori provenienti da Roma, è in buona parte racchiusa da due bastioni cinquecenteschi (Spizzone e Arci) ed è attraversata, sulla sua parte piana, dal tratto iniziale della Via Maggiore. La strada, costeggiata da edifici medievali, alternati a palazzetti, è parallela ad altre due vie che si sviluppano nella zona rilevata della contrada: la via Mezzo (Via Pio Salvati) con interessanti abitazioni dei secoli XIV e XV e la via Superiore o di S. Domenico, il cui toponimo ricorda la presenza di una chiesa, oggi scomparsa dedicata al Santo.
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Vedi anche: Anagni - Modifiche della toponomastica. Salvare la memoria storica di Anagni.
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sabato 4 agosto 2012

Anagni - Modifiche della toponomastica. Salvare la memoria storica di Anagni.



La toponomastica non può e non deve consistere soltanto in  un pezzo di marmo su cui incidere un nome: essa rappresenta la memoria storica del territorio. Non sono cose che si improvvisano. In caso di cambiamenti occorre una commissione  composta da esperti e ci devono essere autorizzazioni specifiche.

I nomi delle strade e piazze ad Anagni hanno origine antichissima e molti sono riportati nei documenti medievali, in particolare del XIII secolo. Spesso questi nomi  di piazzette e larghi  indicano la presenza di  chiese documentate nel medioevo e oggi scomparse, come ad esempio largo S.Benedetto (Torre) e colle S Domenico (Cellere). 
Questa iniziativa dell'amministrazione anagnina di cambiare i nomi di alcune strade comporta inoltre problemi non secondari per i cittadini delle zone interessate: modifiche su patente, documenti vari, mutui bancari, bollette e fatture. 
Per i nomi proposti nulla da eccepire, solo che invece di cambiare i toponimi della "città vecchia", si potrebbero attribuire questi nomi a luoghi della "città nuova", per esempio ai quartieri di recente costruzione di Osteria della Fontana. Lasciamo la città vecchia  alla sua ricca storia  ben più onorevole della presente. Carlo Ribaudo

Alcune stralci di leggi in materia:
L'ultima normativa, in ordine cronologico, è il D.P.R. 30 maggio 1989 n. 223, che rinvia alle disposizioni seguenti:
Regio decreto-legge 10 maggio 1923, n. 1158, convertito dalla legge 17 aprile 1925, n. 473 e alla legge 23 giugno 1927, n. 1188.
In caso di cambiamento di denominazione dell'area di circolazione deve essere indicata anche la precedente denominazione.
Legge 23 giugno 1927 n. 1188
1. Nessuna denominazione può essere attribuita a nuove strade e piazze pubbliche senza la autorizzazione del Prefetto, udito il parere della Deputazione di storia patria, o, dove questa manchi, della Società storica del luogo o della Regione. 
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Segue comunicato di AnagniViva

Dalla stampa e da un  comunicato fatto affiggere dal Comune, abbiamo appreso che una  delibera di Giunta ha stabilito il cambiamento dei nomi di alcune vie e piazze di Anagni e ci chiediamo, noi di” Anagni Viva” e i tanti cittadini che ci stanno tempestando di telefonate, quale sia la logica che ha guidato queste decisioni ma, soprattutto,  quali “ urgenti” motivazioni abbiano spinto l’ Amministrazione Comunale ad occuparsi di questioni  assai marginali a fronte di  “ urgenze” drammatiche che la città e i cittadini vivono da mesi, se non da anni, subendo nella vita di ogni giorno l’insufficienza, l’ improvvisazione, l’assenza di servizi indispensabili al normale funzionamento di una società civile. 
Ora vorremmo porre al Sindaco e alla Giunta alcune delle domande che moltissimi cittadini si stanno ponendo, rivolgendosi a noi in numero crescente a proposito della suddetta delibera, sperando di ricevere risposte chiare e convincenti:
*  Perché la decisione della Giunta non ha coinvolto il Consiglio, “ luogo  politico“ dei rappresentanti dei cittadini?
 *  Perché non si è ritenuto di informare e coinvolgere i cittadini per decisioni che riguardano la città dove sono nati e/o vivono ?
*  Quali serie ed argomentate motivazioni sono alla base di queste decisioni?
      *  La  Giunta ha seguito il complesso iter, necessario per il cambiamento dei nomi storici di  strade e vicoli  con nuove denominazioni?  E’ a conoscenza( ce lo  auguriamo ) che altre  autorità, oltre il Prefetto, debbono concedere le autorizzazioni, nel rispetto di vincoli molto rigidi ? –
Insomma, nella procedura e nel merito delle scelte ci sembra di cogliere una diffusa superficialità, un disprezzo non nuovo verso i cittadini, una colpevole indifferenza della secolare identità storica e culturale che, tuttora, permette di conoscere e riconoscere la città di Anagni  agli italiani e agli stranieri.
Non si tratta di una difesa passatista di nomi appartenenti alla storia e alla tradizione della città ma di sottolineare l’ importanza dell’ identità dei luoghi, così come si è configurata nel corso del tempo. E stupisce  il contrasto tra i costanti richiami alle tradizioni e alle radici antiche che sentiamo ripetere da tutti i nostri amministratori in ogni circostanza  “ politicamente “ utile e le decisioni, evidentemente in contraddizione, della delibera in questione.
E’ chiaro che non abbiamo nulla contro i nomi proposti: si tratta di personalità  fuor di dubbio illustri e meritevoli di essere ricordate,  ma di alcune, poco note, bisognerebbe  fornire le necessarie informazioni sulla loro storia personale e non il generico riferimento al contributo dato  alla Storia dell’ Unità d’ Italia;  cosa dire, poi, se si cambia il nome a Via della Salita per intitolarla  ad una  figura  della  grandezza di Giuseppe  Mazzini ! Quasi certamente non esiste  in Italia un Comune nel quale il contrasto tra luogo e nome sia così stridente. 
Perché non  dedicare ai concittadini degni di memoria le molte vie, ancora senza nome, delle zone nuove di Anagni, ricordando anche le due città, polacca  e francese, da tempo gemellate con la nostra?  A  L’ Isle sur la Sorgue c’è  un Pont d’ Anagni.
Insomma, ci sembra che vicoli e vicoletti rappresentino tangibilmente secoli di storia, di tradizioni e usi che sono stati riconosciuti e codificati ufficialmente; mantenerne la denominazione significa  rispettare anzitutto generazioni e vicende del passato, per trasmetterne la memoria alle generazioni nuove e future.  
Ci sembrerebbe molto saggio che gli amministratori  riconsiderassero le decisioni assunte, riflettendo sul loro possibile miglioramento, per non fare dei Beni Comuni un uso e un abuso di parte.
In ogni caso, pensiamo di promuovere una Consultazione tra la popolazione,  affinché i cittadini abbiano la possibilità di far sentire la loro opinione. 

venerdì 23 dicembre 2011

Anagni. LATIUM Vetus et Adiectum - ARCHITETTURE MEGALITICHE

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L'ASSOCIAZIONE Città in Arte in collaborazione con il Palazzo Bonifacio VIII di Anagni, Venerdì 23 dicembre alle ore 17:00, presenterà il libro: LATIUM Vetus et Adiectum - ARCHITETTURE MEGALITICHE
di Daniele Baldassarre

ANAGNI, PALAZZO BONIFACIO VIII
Per informazioni: www.citta-in-arte.it

sabato 30 aprile 2011

Anagni - Il Risorgimento in Ciociaria

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Sabato 30 aprile ore 17.00 Anagni Auditorium comunale

CONFERENZA: Il Risorgimento in Ciociaria

Interventi di: Tommaso Cecilia, Luigi Sassi e Daniele Lattanzi discendente di Domenico Antonio Lattanzi Tolomei garibaldino ciociaro, studiosi e ricercatori delle vicende storiche locali.
Vedi anche Garibaldi ad Anagni .

giovedì 17 dicembre 2009

Giovanni Colacicchi

Omaggio di Firenze, aprile 2014, a un grande pittore italiano del Novecento, anagnino di nascita, Giovanni Colacicchi.



Biografia

N
ato in una famiglia di antica tradizione culturale cattolica, Giovanni Colacicchi compie i primi studi in seminario. Alla fine della prima guerra mondiale si trasferisce a Firenze, dove studia la pittura del primo Rinascimento, dedicandosi contemporaneamente alla poesia. Intorno al 1919 inizia ad interessarsi alla pittura di paesaggio, soggetto caro all'ambiente artistico toscano contemporaneo. Dopo il 1920 decide di concentrarsi esclusivamente sulla pittura ed è, a questa data, ben introdotto nel circolo culturale che s'incontra al Caffè delle Giubbe Rosse, dove stringe amicizia con Aldo Palazzeschi, Libero Andreotti, Raffaello Franchi e conosce il suo maestro, il pittore Francesco Franchetti. Attraverso Geraldo Cepparelli, del quale frequenta lo studio a San Gimignano, avviene l'importante incontro con Raffaele De Grada, impegnato in quegli anni nel superamento del retaggio macchiaiolo e impressionista, tramite l'elaborazione di un'immagine ferma e solida del paesaggio, sull'esempio di Cézanne. Un altro incontro fondamentale nella vita dell'artista avviene a Roma nel 1921 dove, nello studio di Carlo Socrate, conosce Onofrio Martinelli, al quale resterà sempre legato da profonda amicizia. In questi primi anni Venti, a Firenze, si trova in contatto con il clima del ritorno all'ordine, anche tramite la collettiva di Valori Plastici organizzata nell'ambito della Primaverile fiorentina del 1922; nel 1926 è tra i fondatori di Solaria, rivista di arte e letteratura, alla quale partecipa l'élite intellettuale italiana, da Giuseppe Ungaretti a Eugenio Montale a Carlo Emilio Gadda, oltre al gruppo degli artisti toscani, costituito, tra gli altri, da Baccio Maria Bacci, Italo Griselli, Gianni Vagnetti, Onofrio Martinelli. Nello stesso anno Colacicchi espone alla Prima Mostra del Novecento Italiano e, successivamente, alle mostre organizzate da Margherita Sarfatti all'estero. Nel 1930 la Saletta Fantini di Firenze presenta la prima personale di Colacicchi che, nello stesso anno, dipinge la "Donna di Anagni", uno dei suoi primi quadri di grande impegno, presentato alla I Quadriennale romana, nel quale il critico Raffaello Franchi ravvisa un omaggio alla monumentalità del Quattrocento toscano. Tra il 1931 e 1933 trascorre lunghi periodi ad Anagni, dove dipinge quadri come "Santa Maria Egiziaca" e "Giacobbe e l'Angelo" e, nel 1932 partecipa con una sala personale alla Biennale di Venezia. In questo periodo, superando ogni residua frammentarietà e casualità naturalistica, l'artista recupera gli esempi della grande pittura italiana, da Giotto ad Andrea del Castagno, a Piero della Francesca. Nell'autunno del 1935, in seguito ad una crisi sentimentale, parte per il Sud Africa, trattenendosi un anno a Città del Capo, dove dipinge opere come "Gli esuli", "Il faro di Mouillepoint", "Saldhana Bay". Nel 1937, a Roma, entra in contatto con Libero De Libero, direttore della Galleria La Cometa, presso la quale si raccolgono i pittori della Scuola romana; l'anno seguente si trasferisce nella capitale insieme alla compagna Flavia Arlotta e al figlio appena nato e tiene una personale alla Cometa, che raccoglie le opere più recenti, tra le quali alcune nature morte segnate da un'atmosfera metafisica. Nello stesso periodo ottiene la cattedra di Decorazione all'Accademia di Belle Arti di Firenze, dove insegnerà fino al 1970. Tornato a Firenze nel 1939 lavora ad un dipinto per il Palazzo di Giustizia di Milano e prepara una serie di nature morte esposte nel 1940 alla mostra del Lyceum fiorentino, in occasione della quale conosce lo storico dell'arte americano Bernard Berenson, che frequenterà fino alla scomparsa dello studioso, nel 1959. Dopo la guerra, che lo vede aderire al Partito d'Azione, Colacicchi prosegue coerentemente la propria ricerca pittorica fondando, nel 1947, il gruppo Nuovo Umanesimo, insieme ad Oscar Gallo, Quinto Martini, Onofrio Martinelli, Ugo Capocchini ed Emanuele Cavalli, con l'intento di sostenere, in polemica con le tendenze astratte, la figuratività e il realismo in pittura e scultura. Nel 1948 partecipa per l'ultima volta alla Biennale di Venezia con "Il martire e La martire". Negli anni seguenti la ricerca artistica di Colacicchi prosegue coerente e appartata, mentre l'attività pubblica si fa più intensa, con l'organizzazione di mostre personali, la realizzazione di alcuni cicli decorativi, l'attività di critico d'arte per il quotidiano La Nazione e la direzione dell'Accademia.(Testo: Gioela Massagli)

Francesca Romana Morelli
G
iovanni Colacicchi nasce ad Anagni il 19 gennaio 1900 da un’antica famiglia imparentata con i Caetani. Il padre Roberto è un proprietario terriero di tendenze democratiche. La madre Pia Vannutelli proviene da una famiglia che annovera tra i diretti antenati il pittore Scipione Vannutelli (1834-1894), e alla quale appartengono alti prelati come il cardinale Vincenzo Vannutelli, decano del Sacro Collegio e vescovo datario di varie diocesi (sarà ritratto da Scipione in alcuni suoi capolavori). Compie gli studi liceali tra Roma e Firenze. Leggi tutto ...



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Altre opere