giovedì 24 aprile 2014

Anagni - Omaggio di Firenze a un grande pittore italiano del Novecento, anagnino di nascita, Giovanni Colacicchi.

Cittadini di Anagni di cui essere orgogliosi.

da intoscana.it
Nella Firenze anteguerra di Montale e Dallapiccola, di de Chirico e Calamandrei, la Firenze dei caffè letterari e delle riviste prestigiose, Giovanni Colacicchi (1900-1992) fu una delle intelligenze artistiche eminenti, poeta musicofilo armato di pennello, interprete del moderno ritorno alla realtà e alla figura con cui in Europa si andò ricomponendo, dopo secoli, l’abbraccio umanistico tra parola, immagine e suono che aveva prodotto il miracolo del Rinascimento.
Tra astrattismo, strutturalismo e concettualismo internazionalmente imperanti, nel dopoguerra la sua estetica coerente finì però per isolarlo e la grande retrospettiva che Villa Bardini gli dedica ora a vent’anni dalla morte (Giovanni Colacicchi. Figure di ritmo e di luce nella Firenze del ‘900, 18 aprile – 19 ottobre 2014) ha dunque il sapore della riscoperta di un gigante neofigurativo, celebrando, con la maestria del pittore, la straordinaria stagione creativa vissuta da quel microcosmo di intellettuali antifascisti (o semplicemente non fascisti) a dispetto di dittature, guerre e persecuzioni.
Promossa dal Comune di Firenze con la Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron e il Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut, la mostra presenta circa 80 opere per la curatela di due specialisti quali Mario Ruffini e Susanna Ragionieri (che firmano anche il catalogo Polistampa, pag. 448, € 34) e la consulenza scientifica di Carlo Sisi.
Molti e importanti i prestiti di musei, collezionisti ed eredi (Piero Francesco Colacicchi), mentre l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze contribuisce con uno dei capolavori del pittore, per oltre mezzo secolo esposto nella hall dell’ex cinema Gambrinus. Si tratta della celebre Allegoria della danza, della musica, della commedia, della filosofia e della poesia per un cinematografo in cui Colacicchi concentra la sua estetica: l’ammirazione per la bellezza del corpo umano, l’amore per la natura, per tutte le arti, per i rapporti ideali tra le forme suggeriti dalla sezione aurea, la divina, rinascimentale proporzione di Luca Pacioli e Piero della Francesca. ...leggi tutto da intoscana.it



venerdì 18 aprile 2014

Anagni - Martedì filosofici presso il convitto Principe di Piemonte.

                                                                                                                                                                                                                                        Articolo ripreso da Anagnia                                                                                                                                                                              
Torna l’interessante rassegna  “Al martedì filosofando di…” organizzata dall’Istituto di Istruzione Superiore “Anagni” diretto dal prof. Adriano Gioè e dal prof. Antonio Leoni, docente di Storia e Filosofia nello stesso istituto; si tratta di un  ciclo di tre conferenze/lezioni magistrali concordate con la Facoltà di Filosofia dell’Università la Sapienza di Roma. Le conferenze sono destinate agli alunni del Liceo, ai docenti, agli studenti universitari e a tutti i cultori della materia. Tale progetto, che è finalizzato a dare nuovo slancio agli studi filosofici, anche attraverso tematiche trasversali come la scienza, l’arte, la religione, la cultura greca e latina, è coordinato dal Prof. Antonio Leoni, insegnante di Storia e Filosofia del Liceo Classico “Dante Alighieri” e dal prof. Emidio Spinelli, titolare della cattedra di Filosofia Antica dell’Università La Sapienza di Roma.
Tutti gli interventi, debitamente ed ampiamente pubblicizzati all’esterno, saranno preceduti da indicazioni didattiche e bibliografiche da consegnare agli allievi/uditori in modo da rendere gli incontri più fruibili ed interattivi. Quest’anno, oltre a rispettare l’aspetto diacronico dell’offerta formativa, si è dato un particolare risalto al rapporto Filosofia/Arti offrendo, all’interno degli interventi , dei momenti di spettacolarizzazione in grado di coinvolgere attivamente ed emotivamente utenti di ogni età.
La rassegna infatti, ospitata presso il Convitto INPS “Principe di Piemonte” di Anagni, è così ideata:
Martedì 13 maggio
ore 14.00: Proiezione del film “Shutter Island” (2010) di Martin Scorsese con Leonardo Di Caprio
ore 16.30: Prof. Pietro Montani (Professore Ordinario di Estetica - Dipartimento di Filosofia - Sapienza
Università di Roma)
Estetica, letteratura, cinema
Martedì 20 maggio
ore 16.00: Prof. Eugenio Canone (Dirigente di ricerca dell’Istituto per il Lessico Intellettuale
Europeo e Storia delle Idee del CNR)
Giordano Bruno: l’essere umano di fronte all’infinito
Martedì 27 maggio
ore 16.00: Prof. Emidio Spinelli (Professore associato di Storia della Filosofia antica - Dipartimento
di Filosofia - Sapienza Università di Roma)
Interpretazioni filosofiche dell’Antigone di Sofocle
E’ indubbiamente un’ottima opportunità, per allievi e docenti, di approfondimento
culturale e aggiornamento professionale e una modalità per potrebbe realizzare sempre più stretti rapporti tra le agenzie formative del nostro territorio e il mondo universitario. Agli studenti partecipanti verrà rilasciato un attestato di partecipazione valido ai fini del credito aggiuntivo e a tutti i docenti verrà rilasciato un attestato di partecipazione valido ai fini dell’aggiornamento.
Per ogni informazione o prenotazione rivolgersi al Prof. Antonio Leoni  cell. 3333614632, e mail antonio.leoni@istruzione.it

domenica 13 aprile 2014

Anagni sotto i piedi - Le catacombe di Vico Moricino.

Situate presso il bivio della superstrada Anticolana con la provinciale Anagni-Paliano, in un terreno privato in località Vico, le due piccole catacombe, scavate nel tufo pozzolanico, dovevano appartenere sicuramente allo scomparso vicus romano che sorgeva in questo luogo, lungo il rio di Gricciano, in età imperiale. Per la loro tipologia i due cimiteri cristiani si possono datare sicuramente al IV secolo d.C. La catacomba più grande, il cui ingresso è franato, presenta nel suo interno in un arcosolio della galleria di destra una interessante scritta: Victorinu(s) hic dor(mit) in pacem. L'epigrafe, di difficile lettura, è dipinta in rosso su fondo biancastro. L'abbandono in cui versano le due catacombe ne rendono particolarmente difficile la visita (tratto dalla Guida di Anagni, testo a cura di Carlo Ribaudo, edita nel 1989 dalla ProLoco, con il contributo dell'attuale BancAnagni (Banca di Credito Cooperativo).
Vedi anche http://ospitiweb.indire.it/anagni2/impero_giubileo.htm#catacombe

sabato 5 aprile 2014

Anagni libri - Ricordi di Gioventù, di Enrico Fanciulli.

Il giorno 6 aprile, alle ore 17,00 presso il convitto Principe di Piemonte di Anagni avrà luogo la presentazione del libro Ricordi di gioventù, di Enrico Fanciulli. Il libro narra le vicende gloriose del basket anagnino.

Scultura. Estetica ed etica in Giovanni De Angelis - Officina della Memoria e dell’Immagine di Fiuggi.


http://www.giovannideangelis.com/
Estetica ed etica in Giovanni De Angelis - Officina della Memoria e dell’Immagine di Fiuggi.

Inaugurazione 5 aprile 2014, ore 17,30. Aperta tutti i giorni, esclusa la domenica mattina. Fino al 3 maggio 2014.
La mostra è curata da Giovanni Stella.
Il testo di presentazione è qui di seguito riportato:
Uno sguardo attento e vigile alle opere che compongono questa esposizione e la memoria di altre che appartengono a epoche più remote consentono di definire una vicenda artistica che da molto tempo è giunta a maturazione con esiti di rara maestria e bellezza, a sostegno di una idea e di una scelta di campo che non accusano tentennamenti, e anzi sempre più s’inverano
nella pratica quotidiana del fare arte, con ostinata e religiosa perseveranza .
Questa condotta monacale di rigorosa coerenza è supportata da una vincolante consuetudine di assidua meditazione sulle cose dell’arte e da una finalità spirituale maturata con sofferenza, ben radicata, totalitaria, posta a fondamento etico del quotidiano esercizio della scultura, intesa come strumento di esplorazione del pianeta uomo, dei suoi fallimenti, della sua discesa agli inferi, dell’irresistibile tentazione di spingersi oltre finis terrae, alla ricerca di nuovi approdi nel mare aperto dell’esistenza.
Con queste spinte interiori l’opera di De Angelis diventa canto della finitezza dell’uomo e al tempo stesso esaltazione della tensione verso l’alto, atto poetico indirizzato a dar carattere di nobiltà allo sforzo eroico di conoscenza di sé e del mondo, atto di avvicinamento al mistero della vita e di nostalgia di un indefinito eden, della bellezza e della forma primigenia delle cose, l’una e l’altra portatrici di stupore e incantamento, che il nero sasso vulcanico o il marmo, or bianco, or rosso, or grigio, caparbiamente aggredito e poi levigato e accarezzato, deve rivelare: dono ai viventi, premio alla fatica e alla sofferenza della germinazione creativa. Deve. Un imperativo estetico ed etico, in De Angelis, che non ammette intrusioni di codificati schemi asserviti ad una contemporaneità spesso indecifrabile, bensì soltanto richiami e suggestioni di una linea italiana ed europea, che non ha paura della narrazione, senza peraltro cadere nelle secche della narrazione tout court.
Il discorso artistico di De Angelis ripudia, sulla scia di protagonisti della scultura di figura del novecento, l’arbitrio sperimentale che diventa gioco solitario privo di riferimenti che non siano altri giochi, anch’essi privi di riferimenti oggettivi, senza destinazione sociale: gorgheggi che impudicamente pretendono un pubblico plaudente, non arie d’opera. Questo orientamento porta ad un’arte che, senza infingimenti, tende ad una perfezione formale chiara, con ascendenze precise, riconoscibili: un’arte pensata come atto creativo assoluto che non nega la sua storia, pur vivendo un presente aperto al futuro. Arte come manifestazione di una energia che si alimenta delle naturali inclinazioni dell’artista e di accorti rimandi all’antichità e alla più vicina modernità.

Da qui nasce deciso, rapido ed elegante un segno che è espressione conseguente di una controllata costruzione della forma, che risponde, per necessità interiore, ad una compiuta e colta idea figurale carica di storia e di rapporti ineludibili, che l’artista trasferisce, arricchita dei suoi umori mediterranei, nel colore, nel legno, nella resistente materia offerta dalle stratificazioni di madre natura o dal magma solidificato di un vulcano, vissuto come corpulento ostacolo, provvidenziale provocazione, spunto ispiratore, ma anche come pericolo di scacco matto all’ardimento creativo, o rovinosa caduta dal volo alto nel cielo.
In Giovanni De Angelis forte è la percezione del rischio perché forte e lucida è la consapevolezza della sfida che lo getta nel bel mezzo di celebrati numi della scultura , per dire i più vicini a noi: Boccioni, Wildt, Martini, Marini, Moore, Perez, Manzù, Vangi, artisti capaci di virtuosismi mirabolanti, ma tanto avveduti da tenere a freno il peccato di superbia che genera l’eccesso o tanto attenti da scansare l’esatto contrario, che è dato dalla resa approssimativa della visione.
Il nostro scultore persegue l’idea guida di dover dare la massima risoluzione possibile alle immagini del suo mondo poetico, che per avere consistenza e dignità filosofica ed estetica non possono essere specchio fedele della realtà fenomenica, ma evidenza di quella realtà altra, che ha il suo riferimento visivo e ideologico in quel repertorio umanistico di pensieri e costruzioni formali connotative della civiltà occidentale, di ineguagliabile bellezza e rigore.
Di questa inquietudine è prova l’insistito tema della caduta di Icaro a partire dal 1983 ,che dà conto di drammatiche preoccupazioni esistenziali, che lo portano a rendere con sublime artificio la discordanza tra sogno e realtà e l’eterno conflitto tra pulsioni vitali( bios )e pulsioni di morte (thànatos): un conflitto in cui l’azzardo dell’artista che osa è compensato dal trionfo della forma e della bellezza, vissute come epifania del sacro. 
Sono, forma e bellezza, due elementi interdipendenti e imprescindibili per De Angelis, sulla scia dei molti picchi della storia dell’arte europea, dai bronzi di Riace in poi, passando per il giovine auriga di Mozia, la scultura pisana e fiorentina medievale e rinascimentale, l’estasi berniniana, le incantate figure canoviane, fino al miglior novecento che da quelle prodezze formali discende. Ma, una forte fascinazione arriva anche dalla statuaria egizia ed etrusca per la loro plastica immobilità sentita come rappresentazione di uno sguardo interiore, che valica il limite temporale.

Il tempo e lo spazio: ecco un rovello del nostro scultore. Vincere il tempo, nello spazio che ci è dato, sottrarre al fluire delle ore le cose, gli intrecci di vita e i volti che accompagnano il nostro “viver terreno”, resi nella loro totemica essenzialità da Isola di Pasqua. 
Questi perseguimenti di rara grazia esigono il pieno possesso dei mezzi espressivi, cioè il mestiere, attitudine negletta oggi, svilita e sacrificata, quando non schernita, sull’altare del puro concetto, o del gioco, o di un fare tecnologico a imitazione del processo produttivo. Possesso consapevole che fa dire a de Angelis: ”E’ già il suono dello scalpello che batte sul marmo, ancor prima dell’occhio, ad avvertirmi che sto per giungere alla forma pulita e secca”. O ancora; “la ricerca di una forma non lasci trapelare il travaglio della sua esecuzione”.
Si osservi come nelle sue sculture la forza di gravità è vinta. Il bianco marmo di Carrara, o d’altre regioni dell’emisfero, perde il suo peso per diventare sostanza informata a leggerezza, nuvola vagante, grazie al dinamismo della linea che senza posa volteggia, creando anse, cavità, dove l’ombra s’annida a sostegno delle superfici in luce, o sforamenti, da cui passano porzioni di cielo, volumi in tensione scolpiti da un vento che prende avvio dalle regioni del sacro e, passando attraverso testa, cuore e mani dell’artista, scompiglia la materia, che vibra e tintinna come cristallo di Boemia. Definito è il suo modo di accostarsi alla materia in altra sua dichiarazione:”Inseguo il respiro libero e sciolto dei “vuoti” e dei “pieni”, il loro rincorrersi continuo e fluido ed il loro rapporto: è in questo rapporto che a me sembra di cogliere il germe segreto delle leggi che governano il cosmo”. Evidentemente non allude, in questa dichiarazione di poetica, alle leggi fisiche, scientifiche, cui tendono gli esploratori dell’universo, ma alle nascoste corrispondenze tra terra e cielo, alle concordanze tra emergenze interiori ed emergenze esteriori, ”il germe segreto”, dice l’artista, cioè le verità non verificabili né dimostrabili, cui tendono con generosa perseveranza i poeti, i filosofi, i visionari, gli artisti .
Molte le opere che danno conto di questa attitudine esplorativa, opere nelle quali il fraseggio di pieni e di vuoti e i percorsi della luce che scorre da un piano all’altro, disegnando possibili trame di una immaginaria mappa celeste, rispondono ad un vitalistico sforzo di ri-definizione del mondo.
Come Boccioni in “Forme uniche nella continuità dello spazio” lega specularmene visione dinamica della realtà e dinamismo della forma, così De Angelis realizza una perfetta relazione tra rappresentazione del dramma dell’uomo abbandonato alla furia degli elementi nella luce piena del cosmo e forma convulsa, agitata da un sicuro, veloce segno dinamico, gestuale e avvolgente, a significare la condizione di un moderno “prigione”. 
Ragione e turbamento, controllo e abbandono , nella sua opera sono drammaticamente compresenti fino a dar luogo a conviventi antinomie: espressionismo e classicità, figurazione e astrazione, spirito dionisiaco e spirito apollineo.
C’è in De Angelis una pluralità di accadimenti sostanziali e soluzioni formali, anche nella stessa opera, come s’è detto, perché c’è coincidenza tra opera d’arte e verità. Non la verità assoluta, inconoscibile, ma la sua verità, che si accompagna anche al piacere della contraddizione.
Nel sofferto umanesimo dell’artista non ci sono certezze ontologiche ed esistenziali. Ad occupare il campo speculativo è l’assillo di una continua interrogazione sul destino dell’uomo a guisa del leopardiano pastore errante, che si rivolge alla silenziosa luna spettatrice del peregrinare umano. 
Da questa incessante istanza di senso discende il cammino errabondo dell’artista tra le forme esplorate, assorbite e restituite, poi, imbevute degli umori profondi della sua isola infuocata, della sua mediterranea energia, del nettare degli incontri poetici fortuiti, come dire voluti dal cielo.
Un dato fondamentale, naturalistico, della sua formazione artistica è certamente Ischia, terra vulcanica, scultorea, circondata da un mare cristallino, abitato da creature mitiche nei suoi fondali e sulla costa, dove giganteggiano, sotto forma di concrezioni laviche, figure fantastiche di una iperbolica flora e improbabile fauna: il fungo di Lacco Ameno e l’immenso elefante di Forio e innumerevoli altre icone fantastiche.
Queste sculture naturali, cui il vento e l’acqua hanno conferito una mirabile arcaica forza plastica, si sono impresse, passando per gli occhi stupiti, nel cuore e nella mente dell’adolescente Giovanni, precocemente deciso a diventare scultore.
Nel suo apprendistato questo retroterra di immagini di primordiale vigore non è secondario.
Quella forza è rintracciabile in tutte le sue opere, dove, a far la differenza tra le prime prove e le ultime è la maggiore consapevolezza del fare artistico, l’acquisizione di una robusta cultura visiva e di pensiero e l’affinamento tecnico e di sensibilità in aggiunta alla innata sicurezza del senso tattile e straordinaria percezione della costituzione della materia nelle sue svariate forme.
Il miracolo che noi tocchiamo con mano è proprio questo: nel suo operare artistico naturali inclinazioni e cultura convivono e si sorreggono vicendevolmente.
Ora che Giovanni De Angelis, dopo un ventennio di fruttuose peregrinazioni tra Berlino, Monaco, Dusseldorf, Bruxelles, Milano e Pesaro, è tornato a Ischia, maturo e ancor vigoroso, è già leggibile negli ultimi esiti un ulteriore scatto che salda in sintesi originale il verginale slancio giovanile e la compiuta riflessione estetica, dove la natura riappare prepotente, ma entro un argine formale che è prova di misura e di bellezza.
Giovanni Stella

mercoledì 2 aprile 2014

La Provincia e i comuni di Anagni e Frosinone, invitano alla Biennale d'arte 2014.


La Provincia e i comuni di Anagni e Frosinone, invitano alla Biennale d'arte - Biennale d'arte contemporanea
La “Biennale di Arte Contemporanea" è finalizzata alla promozione e valorizzazione degli artisti nazionali, internazionali e della Ciociaria. Il concorso prevede l’allestimento di un’importante esposizione collettiva dal 1° al 30 di aprile alla Villa Comunale di Frosinone, nella Sala esposizioni della Provincia di Frosinone, nella galleria la Colonna e nella Sala della Ragione ad Anagni. Tutte le opere saranno ospitate gratuitamente in un catalogo. La Biennale, a tema libero, si suddivide in 5 sezioni: pittura, scultura e installazioni, arte fotografica, video arte, arte virtuale.

domenica 30 marzo 2014

Anagni - Affreschi di San Pietro in Vineis. La Deposizione

In questa "Deposizione", l'anonimo artista medievale ha raffigurato e trasmesso tutta la sofferenza umana della perdita e distacco da chi si ama. CR


S. Pietro in Vineis è la chiesa, risalente alla fine del secolo XII, di un antico monastero situato poco fuori della cerchia urbana di Anagni, vicino all’antica Porta Cerere. Quanto resta del complesso primitivo è oggi parte del Convitto Principe di Piemonte, realizzato negli anni Venti dall’architetto Alberto Calza Bini. Il monastero appartenne all’ordine delle monache Clarisse dalla metà del secolo XIII sino al 1556, anno in cui venne lasciato dalle monache, che si spostarono nell’odierno monastero di S. Chiara all’interno della città, e passò ai frati cappuccini. Negli ambienti superstiti di questo monastero femminile si conserva un pregevole gruppo di affreschi risalenti al XIII, XIV e XV secolo. Il gruppo di maggior importanza è quello che orna il cosiddetto Matroneo delle Monache, un ambiente posto esattamente al di sopra della navata sinistra della chiesa, con la quale comunica solo attraverso alcune piccole feritoie.
Qui, probabilmente intorno al terzo decennio del Duecento - quindi prima che il monastero fosse dato alle Clarisse (Chiara fu canonizzata da Alessandro IV proprio ad Anagni il 12 agosto 1255), l’ambiente venne completamente decorato con un magnifico e lussureggiante motivo a finti conci ed archi a tutto sesto dal cosiddetto Terzo Maestro di Anagni. In quegli stessi anni, infatti, il più moderno dei pittori che si stavano dedicando alla realizzazione dello splendido ciclo della cripta della cattedrale, compì la decorazione delle pareti interne della chiesa superiore esattamente con gli stessi motivi che avrebbe replicato nel più riservato ambiente del monastero femminile. Si tratta di una decorazione che spicca per eleganza e raffinatezza cromatica e che è stilisticamente aggiornata ai migliori livelli della più moderna pittura romana contemporanea. ...Segue dal sito di BancAnagni.

mercoledì 19 marzo 2014

Domenica 19 marzo 1944, 70 anni fa, bombardamento di Anagni.

Piazza San Giovanni (Foto Umberto Frattali)
Anagni il 19 marzo 1944, domenica mattina in una giornata di sole, subì il più disastroso bombardamento aereo della sua storia da parte delle Fortezze Volanti Statunitensi. Ci furono 130 morti e rischiò seriamente la vita lo stesso vescovo Adinolfi, che rimase gravemente ferito alla gola. I danni più rilevanti si verificarono,nella chiesa di S. Giovanni De Duce, nel convento dei Padri Caracciolini, nella Curia Vescovile e nella chiesa dei SS. Cosma e Damiano.
Secondo fonti ufficiali la città di Anagni, nel corso del conflitto, subì una notevole distruzione del suo patrimonio. In precedenza l'aviazione alleata aveva bombardato l'area  vicina alla  stazione ferroviaria.
Considerando l’importanza storico-artistica del centro, la gravità dei danni assume un carattere ancora più drammatico.
Ulteriori danneggiamenti riguardarono la Cattedrale, in cui andarono perdute le vetrate artistiche a causa degli spostamenti d’aria, le porte di S. Francesco e Santa Maria, la chiesa di S. Andrea, e  gli artistici palazzi signorili Cesaritti, Menenti, Moriconi e Passa. Il palazzo di Bonifacio VIII fu mancato miracolosamente da  tali incursioni.
Anagni, importante nodo viario e ferroviario, per la sua posizione sulla via Casilina, per la presenza di numerosi edifici idonei all’accantonamento di truppe, ed anche per la sua distanza di "sicurezza" dal fronte, fu prescelta dal Comando della Decima Armata Tedesca del Gen.Von Vietinghoff come sede di un importante complesso ospedaliero militare, atto ad ospitare i feriti e malati provenienti dal fronte di Cassino. La distanza dal fronte permetteva ai mezzi dei vari Feldlazarett (Ospedali militari) di raggiungere il fronte in tempi ragionevolmente brevi.  ...leggi tutto da: Dal Volturno a Cassino
Collage di foto da Acta est Fabula

Piazza Innocenzo III. Foto SBAA

mercoledì 5 marzo 2014

Anagni - Carnevale 2014 - Immagini.

Un grazie agli organizzatori in particolare alla Pro Loco. Grazie a tutti i partecipanti e alla contrada Tufano per i bellissimi carri. Grazie a tutti quelli che, nonostante gli anni, restano sempre un po' bambini.



domenica 2 marzo 2014

Le nostre bisnonne ciociare, belle e intelligenti, alla conquista della Parigi fine Ottocento, centro dell'arte mondiale - Maria Caira, modella e fondatrice di un'Accademia d'Arte insieme al marito, Cesare Vitti.


Da Michele Santulli
Partendo dalla occasione che il 17 agosto 2013 si inaugurerà ad Atina in Valcomino una piccola casa museo intitolata ‘Académie Vitti’ dove in tre stanze finemente arredate e presentate da una valente architetta del luogo, il promotore appassionato mostrerà al pubblico e al mondo alcuni cimeli -eccellenti disegni di allievi dell’Académie, rare fotografie e cartoline e altro- miracolosamente salvati e conservati, appartenuti ai proprietari/fondatori della Académie Vitti, ne approfittiamo per richiamare alla memoria alcune pagine della storia dell’arte. Ci troviamo a Parigi agli inizi del 1890 e tre sorelle originarie di quell’olimpo che è Gallinaro in Valcomino vivono anche loro facendo le modelle per le migliaia di artisti che in quell’epoca assiepavano Montmartre a Parigi. Maria una delle sorelle, anche lei dal corpo perfetto -e lo vediamo dalla scultura che la raffigura nelle spoglie di Diana cacciatrice modellata dallo scultore americano Frederick Macmonnies- si unisce con Cesare Vitti da Casalvieri, scultore e anche lui modello, e verso il 1894 fondano una scuola di disegno, l’Académie Vitti, a Montparnasse. Le tre sorelle Caira, questo è il cognome, vi posano come modelle e gli studenti e le studentesse aumentano continuamente: in realtà ora è la prima volta che si può dipingere da nudi maschili e femminili. Qualche anno più tardi Anna, una delle tre, viene corteggiata e conquistata da un artista e collezionista appartenente ad una delle famiglie nobili della Francia e vanno a vivere per molti anni in Italia: a Venezia, a Capri, a Taormina, a Roma e soprattutto a Firenze dove si insediano in una villa sulle colline fiorentine e iniziano una esistenza di relazioni culturali e artistiche molto celebrata a Firenze: Giovanni Papini, Oscar Chiglia, Soffici, tanto per rammentare, erano di casa. E Anna a contatto con questo mondo di artisti sentì in lei sbocciare una vena poetica e nella rivista di Papini ‘Lacerba’ si trova anche qualche sua lirica. Dire che Gauguin dava per referenze la Académie Vitti quando doveva accreditarsi presso qualche committente, che vi insegnò, tra i tanti altri, H.Anglada Camarasa e, nel 1912, anche Kees van Dongen, ci aiuta ad avere una idea del successo e anche del livello della scuola: Picasso, anche questo ha un significato, quando doveva consigliare qualche allievo o amico, lo indirizzava regolarmente all’Académie Vitti. Restò aperta fino al 1914: infatti quell’anno i fondatori rientrarono in Italia perché spaventati dalla guerra incipiente.  ...segue da Michele Santulli

http://anagniarte.blogspot.it/2014/02/le-nostre-bisnonne-ciociare-belle-e.html
http://anagniarte.blogspot.it/2014/02/le-nostre-bisnonne-ciociare-belle-e_23.html

sabato 1 marzo 2014

Incontro con l'autore - Gloria Francella - Biblioteca di Anagni, 1 marzo 2014 ore 10,30.



Gloria Francella vive e lavora a Palestrina (Roma), dopo aver vissuto molto tempo ad Anagni. Dopo il diploma di design all'istituto Europeo di Roma, lavora per quindici anni come illustratrice freelance per le più importanti agenzie pubblicitarie italiane, per poi dedicarsi completamente all'editoria per bambini.
http://anagniarte.blogspot.it/2010/09/fiuggi-mostra-di-pittura-sognatori.html

domenica 23 febbraio 2014

Le nostre bisnonne ciociare, belle e intelligenti, alla conquista della Parigi fine Ottocento, centro dell'arte mondiale - Agostina Segatori, modella e imprenditrice.

Agostina Segatori nacque nel 1841 nella città di Ancona, ma la sua famiglia era di origini ciociare, dell'area a ridosso dei Monti Simbruini. Non ci sono notizie di lei sino a che non inizia a posare a Parigi nel 1860. Posa per Manet nel 1860 e nel 1873 perJean-Baptiste Corot. Nel 1873 incontra il pittore parigino Edward Dantan con cui ha una tempestosa relazione fino al 1884. La Segatori ebbe un figlio da Dantan, Jean-Pierre Segatori[1]. Nel 1874 fu raffigurata da Dantan nel primo lavoro che esibiva al Salon, un medaglione di cera. Nel 1884, Dantan descrisse la sua ex amante col nome di Madame Segatori-Moriére: sembra che la Segatori si fosse sposata con un certo Moriére. Sembra che il figlio della Segatori sia stato riconosciuto o adottato perché ne prese il cognome. ...segue da wikipedia.org/wiki/Agostina_Segatori

Vedi anche: http://www.geometriefluide.com//pagina.asp?cat=agostina-segator                http://anagniarte.blogspot.it/2014/02/le-nostre-bisnonne-ciociare-belle-e.html
La Segatori posa (in alto a partire da sinistra) per Van Gogh, Manet e Corot. Secondo alcuni studiosi è anche la modella del nudo (Baccante,1860) in basso di Corot 

domenica 16 febbraio 2014

Le nostre bisnonne ciociare, belle e intelligenti, alla conquista della Parigi fine Ottocento, centro dell'arte mondiale - Juana Romani, modella e pittrice.

Juana  Romani tra due sue opere. Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Juana_Romani 
Juana Romani è lo pseudonimo di Carolina Carlesimo di Casalvieri (1867-1924).
Morto il padre, la piccola Carolina si trasferì a Velletri con la madre Maria Manuela Schiavi, nativa di Gallinaro, che si risposò con l'ingegnere Temistocle Romani.
Nel 1877 Carolina, appena decenne, raggiunse con la nuova famiglia Parigi, dove l'ingegnere aveva un lavoro stabile.
Ritratto di Juana 
Qui la "ciociara", che seguiva studi classici, iniziò a frequentare con la madre i circoli di artisti parigini e a posare, fin da giovanissima, come modella. Cambiò il suo nome in Juana Romani.
Posò per i più grandi artisti dell'epoca come Alexandre Falguière, , Carolus-Duran, Ferdinand Roybet e Jean-Jacques Henner. Con gli ultimi due ebbe sembra anche un legame sentimentale; secondo alcuni divenne la moglie di Henner.
A diciannove anni, con grande disappunto di tutti gli artisti, smise di fare la modella e si dedicò alla pittura con grandi risultati.
Il suo stile risente dell'influsso dei suoi maestri, in particolare di Henner e di Roybet. I suoi soggetti erano spesso ritratti e figure femminili in raffinati costumi rinascimentali.
Dal 1888 al 1904 espose al Salon de Paris; molti suoi dipinti sono stati acquistati dal governo francese per il Musée du Luxembourg.
Della sua vita si sa poco; certo fu un'esistenza inquieta, segnata dall'uso di alcool e droghe. Sembra che morisse in manicomio a Parigi nel 1924 e che il suo cervello fosse oggetto di studio da parte degli psichiatri del tempo.
É sepolta in uno dei cimiteri di Parigi.
Nonostante la grande fama raggiunta al suo tempo, oggi è quasi sconosciuta; per questo ci sembra opportuno riproporre alcune sue opere. CR

Fonti: http://it.wikipedia.org/wiki/Juana_Romani - http://www.velletri-univercarnevale.it/juana.html
                   http://www.artfinding.com/Biography/Romani-Juana/71947.html?LANG=it
Juana  Romani posa in un quadro di Henner (La Liseuse).

domenica 26 gennaio 2014

Le foto rarissime di Anagni della British School at Rome in visione al Circolo Arci "Acta Est Fabula".


Circolo Arci "Acta Est Fabula".
Sabato 25 gennaio, alle ore 18,00, presso il Circolo Arci "Acta Est Fabula", si è svolto un incontro tra appassionati di storia patria, nel corso della serata sono state proiettate immagini rarissime e antiche di Anagni. Molti sono intervenuti in una sala affollata, portando anche un contributo nella successiva discussione. La maggior parte delle foto provenivano da lastre in gelatina d’argento custodite presso l’archivio della “British School at Rome”. La British School at Rome, fondata a Roma nel 1901, è un centro di ricerca di eccellenza nell’area del Mediterraneo che sostiene il dialogo interdisciplinare tra gli studi umanistici, delle scienze sociali e delle arti. La ricerca viene promossa attraverso l’assegnazione di borse di studio a studiosi e artisti britannici e del Commonwealth, ma si concretizza anche con un programma di mostre di architettura e di arte contemporanea, Le immagini proiettate su schermo gigante, rappresentano due periodi anagnini, il 1896 con scorci delle mura di cinta della città e varie vedute. L’altro periodo riguarda la fine della seconda guerra mondiale (1944-1946), con scorci della zona interessata al bombardamento del 19 marzo 1944. Una ricerca approfondita fatta dai soci della Acta Est Fabula, ha scoperto che l’autore di queste ultime foto è stato J.B. Ward Perkins, noto studioso americano, aggregato all’esercito USA, con il grado di colonnello facente parte della sottocommissione alleata per il salvataggio delle opere d’arte durante il conflitto bellico, alla sua figura si è ispirato il regista George Clooney per il film “Monuments Men” di prossima uscita nelle sale cinematografiche.

https://www.facebook.com/groups/134289033361863/?fref=ts

Circolo Arci "Acta Est Fabula".
Circolo Arci "Acta Est Fabula".
Circolo Arci "Acta Est Fabula".
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Anagni, foto British School at Rome, 1944-1946, da Nicola Severino
Anagni , foto British School at Rome, 1944-1946, da Nicola Severino

giovedì 16 gennaio 2014

Anagni "Via dei Presepi" - il Presepe di Vicolo di Mezzo.

Foto del Presepe a Vicolo di Mezzo realizzato dall'artista Nardoni Tiziana con la collaborazione dei fratelli Mauro e Nadia e di Ivretti Gianfranco,sicuramente uno dei più caratteristici dell'ultima edizione.
Un ringraziamento di cuore da parte di tutti  i cittadini a questi creatori di fantastici presepi che hanno illuminato per un attimo queste tristi e buie serate di Anagni.

Pittura ad olio di Tiziana Nardoni.

domenica 5 gennaio 2014

Anagni - Concerto dell'Epifania - Confraternita di S. Antonio di Padova.

Il concerto si è tenuto il 5 gennaio nella Sala della Ragione - Confraternita di S. Antonio di Padova.

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Concerto dell'Epifania 2014 - Confraternita di S. Antonio di Padova.
Concerto anche quest'anno di altissimo livello. Un ringraziamento alla perfetta organizzazione
della Confraternità di S.Antonio di Padova, gestita tutta da volontari.

In alto da sinistra: Lorella Fabrizi (soprano), Dayana D'Aluisio (soprano) e Ivano Infussi (tenore). Al pianoforte, foto in basso, Cecilia Nicolò.

lunedì 23 dicembre 2013

Anagni - Lovejoy, la cometa di Natale 2013 - La Galassia di Andromeda - La Luna.

C/2013 R1 Lovejoy, la cometa di Natale 2013 - La Galassia di Andromeda - La Luna. (Anagni Observatory)       ----------------  Buone Feste -----------------


domenica 22 dicembre 2013

Anagni sotto i piedi - Porta Tufoli.



Porta Tufoli  1902 - Dalla collezione di Nicola Severino.

giovedì 19 dicembre 2013

Anagni Teatro - The Mask presenta "La Papocchia di Natale" - Palazzo Bonifacio VIII, ore 18.30.


Sabato 21 dicembre 2013 alle ore 18.30 al Palazzo Bonifacio VIII  sarà presentata la commedia teatrale "La Papocchia di Natale".   Lo spettacolo sarà messo in scena dal gruppo The Mask (composto da Adele Delacqua, Carlo Tarda, Diego Gidora, Eder Ferrazza, Elisa Romiti, Emanuela e Simona Tarda, Francesca Menelao, Gianmarco Ascenzi, Giorgia Ciavardini, Kevin Ferrazza, Lorella Fontana, Marco Fazzini, Pino Martorana).

Anagni - Porta Tufoli in una foto inedita del 1902.





La porta si trova  nella parrocchia di San Pancrazio, che corrisponde alla medievale contrada Tufoli. Attualmente non esiste più l'arco ed ha subito anche altre trasformazioni rispetto alla foto del 1902.
Un ringraziamento particolare allo studioso Nicola Severino che l'ha scoperta.


sabato 7 dicembre 2013

Anagni Teatro - The Mask presenta "La Papocchia di Natale".


Domenica 8 dicembre 2013 alle ore 18.00,Sala della Ragione,  nell'ambito della rassegna  "LA FENICE – LA METAFORA DELL'ARTE", sarà presentata la commedia teatrale "La Papocchia di Natale".   Lo spettacolo sarà messo in scena dal gruppo The Mask (composto da Adele Delacqua, Carlo Tarda, Diego Gidora, Eder Ferrazza, Elisa Romiti, Emanuela e Simona Tarda, Francesca Menelao, Gianmarco Ascenzi, Giorgia Ciavardini, Kevin Ferrazza, Lorella Fontana, Marco Fazzini, Pino Martorana).


La Papocchia di Natale 08 12 2013

Anagni Teatro - Compagnia Laboratorio TOC presenta "Racconto di Natale"



L' 8 Dicembre si avvicina. La Compagnia Laboratorio TOC 

Da oggi andremo alla scoperta dei vari gruppi che parteciperanno all'allestimento di questo spettacolo, che vedrà coinvolti più di 50 tra attori, performer, coristi, danzatori e musicisti.
Per la Compagnia Toc, sotto la regia di Monica Fiorentini, parteciperanno: Mauro Ascenzi, Jessica Bisante, Patrizia Cesari, Anna Maria Conti, Andrea Di Palma, Martino Fiorentini, Serena Sansoni, Stefano Serra e Franco Stazi. Costumi: Isaura Bruni. Supporto tecnico: Nuccia Trento.

continua a preparare al meglio il suo RACCONTO DI NATALE per voi.

domenica 1 dicembre 2013

Anagni - “Giovani scrittori e Più libri più liberi”

Da lunedì 2 a mercoledì 4 dicembre, alle 17.30, presso l’Auditorium Hernica Saxa (l’ex chiesa di s. Paolo), ci sarà un incontro con tre giovani scrittori della zona: Francesca Murtas (di Alatri), Francesco Formaggi (di Sgurgola) e Giuseppe Truini (di Amaseno). I giovani saranno intervistati da Paolo Carnevale, che già da tempo pubblica colloqui con questi giovani sulle pagine del periodico BancAnagni Informa. I giovani scrittori sono in genere alla loro prima esperienza editoriale e sarà interessante capire il loro mondo narrativo e le motivazioni che spingono tanti a scrivere.

Da giovedì 28 novembre sono in corso le iniziative anagnine connesse alla Fiera del libro, “Più libri più liberi”, a Roma, Palazzo dei Congressi, in particolare da giovedì 5 a domenica 8 dicembre. Da alcuni anni si organizzano manifestazioni fuori della sede, denominate “Off … Più libri più luoghi” che decentra attività in preparazione della fiera vera e propria. Da quest’anno, su iniziativa della Regione Lazio-Assessorato alla Cultura, anche alcune città laziali sono coinvolte e fra queste poche Anagni, dove l’Istituto di storia e di arte del Lazio meridionale, assieme ad Hernica Saxa, BancAnagni Informa e Il pepeverde, ha organizzato “Giovani scrittori e Più libri più liberi” e visite guidate alla sede dell’Isalm stesso. A partire da giovedì e nei giorni di venerdì 29, lunedì 2, martedì 3 e mercoledì 4, si potrà visitare la sede dell’Istituto presso il Palazzo Bonifacio VIII, vedere la biblioteca (specializzata nella raccolta di documenti sul Lazio meridionale), essere informati sulle attività ed esaminare le pubblicazioni prodotte dall’Isalm, esposte in una mostra del libro locale. 

sabato 30 novembre 2013

Concerto del Quintetto d’Ottoni Brassotti Band, sabato 30 novembre 2013.

Concerto del Quintetto d’Ottoni Brassotti Band, sabato 30 novembre 2013 ore 17.30, presso la sala della Ragione, nell'ambito della rassegna d'Arte "La Fenice".