Un grave danneggiamento della strada romana fu fatto durante i lavori per l'acquedotto. Documento inedito risalente agli anni '70. (vedi foto B&W in basso). Carlo Ribaudo
domenica 29 giugno 2014
Anagni sotto i piedi - La vecchia strada romana
Un grave danneggiamento della strada romana fu fatto durante i lavori per l'acquedotto. Documento inedito risalente agli anni '70. (vedi foto B&W in basso). Carlo Ribaudo
domenica 22 giugno 2014
Anagni - "Sulle tracce di San Magno"- Via Francigena da Roma a Brindisi - Opportunità per il turismo del territorio.
Si è svolto ieri 21 giugno il Convegno "Sulle tracce di San Magno. Itinerari di Fede e Cultura tra Fondi e Anagni" . Nel corso del Convegno, coordinato dal prof. Eugenio Lanzillotta dell'Università di Roma Tor Vergata, è stato presentato il volume, di prossima pubblicazione, "Anagni cristiana e il suo territorio dalla tarda antichità all'alto medioevo", che si compone di vari contributi riguardanti, tra gli altri, il culto di san Magno, la cattedrale, iscrizioni e rilievi altomedievali, gli ipogei di Monte Vico.Il volume, curato dal prof. Vincenzo Fiocchi Nicolai, è stato presentato dalla professoressa Letizia Ermini Pani, che ha affrontato i temi salienti con somma bravura e il consueto piglio.
Nella seconda parte del Convegno l'architetto Simone Quilici (Direzione regionale Cultura) ha illustrato alcuni progetti della Regione favoriti dalla legge 19/2006. L'obiettivo immediato è la richiesta, al Consiglio d'Europa, che già da tempo ha avviato il progetto di valorizzazione delle grandi vie di pellegrinaggio, di riconoscere il prolungamento della via Francigena da Roma a Brindisi. In tal modo, moltissime città dell'Italia centro-meridionale (compresa Anagni) potrebbero usufruire di fondi europei che sono mirati alla valorizzazione sia dei beni culturali che paesaggistici del territorio interessato.Il sindaco di Anagni Bassetta, che intende rilanciare il turismo nella nostra città, non un turismo "mordi e fuggi", ma coniugato con la cultura, ha esposto la volontà dell'amministrazione di chiedere che la cripta della cattedrale diventi bene dell'UNESCO.
Alla manifestazione erano presenti autorità religiose (vescovo Lorenzo Loppa e don Marcello Coretti) e civili (assessore comune di Fondi).
Ci auguriamo che eventi di tale importanza e livello culturale siano sempre più frequenti ad Anagni e magari un po' meglio pubblicizzati. (S.B.)
Vedi articolo e video di RadioHernica
giovedì 19 giugno 2014
Anagni - Sulle tracce di San Magno - 21 giugno 2014.
Giornata dedicata al patrono della Città dei papi, san Magno.
La figura di san Magno è in stretto legame con la diffusione del Cristianesimo nella nostra terra ed alla costruzione della cattedrale di Anagni. All'interno di essa saranno in seguito dipinti la storia delle persecuzioni, la morte a Fondi, e il trasporto del corpo di san Magno nella cripta della cattedrale.
domenica 15 giugno 2014
Anagni. Grande successo dello spettacolo "Alice"
Bellissimi gli effetti scenici, bravissimi tutti gli attori, in particolare i tre protagonisti, Mauro Ascenzi, Clarissa Giacomini e Francesca Menelao, che si preparano ad affrontare la maturità e a lasciare il Liceo.


giovedì 12 giugno 2014
Anagni - Mostra di pittura di artisti locali in occasione dei festeggiamenti per S.Antonio di Padova.
sabato 31 maggio 2014
Cittadini di Anagni di cui essere orgogliosi. - Giovanni Bacaro - Ricercatore.
Attualmente collabora con l'Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica, argomento sul quale ha pubblicato numerosi studi. E' ricercatore presso l'università degli studi di Siena. Di recente è entrato a far parte del gruppo di delegati governativi ed esperti che rappresenterà l'Europa alla 12a Conferenza delle Parti per la Convenzione sulla Diversità Biologica di Pyeongchang (Korea) durante il prossimo semestre di presidenza europea dell'Italia.
domenica 11 maggio 2014
Firenze - All’Accademia delle Arti del Disegno la mostra “FLAVIA ARLOTTA. Donna e pittrice del Novecento”. La pittrice fu moglie e musa di Giovanni Colacicchi.

COMUNICATO STAMPA: Alla grande retrospettiva di Giovanni Colacicchi in corso a Villa Bardini fino al 19 ottobre, si affianca adesso all’Accademia delle Arti del Disegno, dal 9 maggio 2014, un’inedita esposizione collaterale dedicata alla pittrice Flavia Arlotta, che di Colacicchi fu moglie e musa in una avventura romantica e intellettuale durata una vita. ...segue www.Arte.it

COMUNICATO STAMPA: Alla grande retrospettiva di Giovanni Colacicchi in corso a Villa Bardini fino al 19 ottobre, si affianca adesso all’Accademia delle Arti del Disegno, dal 9 maggio 2014, un’inedita esposizione collaterale dedicata alla pittrice Flavia Arlotta, che di Colacicchi fu moglie e musa in una avventura romantica e intellettuale durata una vita. ...segue www.Arte.it
Flavia Arlotta le opere

giovedì 8 maggio 2014
Giovanni Stella. Aforismi per immagini, Officina della Memoria e dell’Immagine, Fiuggi (FR)
- Acqua & Terme Fiuggi - Comune di Fiuggi - Banca di Credito Cooperativo di Fiuggi

Nato a Monterosso Almo (RG) nel 1935, Giovanni Stella ha compiuto gli studi classici in Sicilia, tra Ragusa e Vittoria. All’Università di Catania ha conseguito la laurea in giurisprudenza. A Roma ha seguito il corso libero di nudo all’Accademia di Belle Arti di via Ripetta e il corso completo di incisione all’accademia San Giacomo, conseguendone il diploma.
Dal 1963 vive e lavora ad Anagni, dove ha svolto attività politica e culturale, ricoprendo i ruoli istituzionali di consigliere comunale e, dal 1990 al 1997, assessore alla cultura, con al suo attivo lorganizzazione di importanti manifestazioni artistiche di arti figurative, la realizzazione del Centro Servizi Culturali, la Casa della Cultura e dei Giovani e il Festival del Teatro Medievale e Rinascimentale, di cui è stato Direttore Artistico dal 2001 al 2008.
“La catasta di carte – scrive dell’artista Marcello Carlino - in un lontano periodo dell’arte di Giovanni Stella, già minacciava di farsi montagna, segno di un dominio incontrollato e inarrestabile, come oggi le montagne-mondi di rifiuti, all’opposto dei trofei multipiano che rinveniamo, fatti di cumuli di oggetti e spesi per il principio del piacere, sulle scene della pittura metafisica. Il messaggio di Stella implicava allora, in chiara allegoria, la strumentale ridondanza della
Promossa Da Acqua e Terme Fiuggi, con il patrocinio del Comune di Fiuggi e la collaborazione della Banca di Credito Cooperativo di Fiuggi, la mostra sarà inaugurata sabato 10 maggio, alle ore 17,30 negli spazi dell’ Officina della Memoria e dell’Immagine, in Piazza Martiri di Nassiriya, a Fiuggi Fonte. Le opere di Giovanni Stella resteranno esposte fino al 3 giugno 2014.
sabato 3 maggio 2014
Anagni sotto i piedi - La torre medievale di Tufano
La mola è attualmente proprietà di un privato. CR
giovedì 24 aprile 2014
Anagni - Omaggio di Firenze a un grande pittore italiano del Novecento, anagnino di nascita, Giovanni Colacicchi. Dal 18 aprile al 19 ottobre 2014.
Firenze. 10 mila visitatori mostra dedicata a Giovanni Colacicchi, l’ok di Sgarbi.
https://www.stilearte.it/figure-di-ritmo-e-di-luci-nella-firenze-del-novecento-colacicci-in-mostra-a-firenze/
da intoscana.it
https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=559368984178832&id=367843543331378

venerdì 18 aprile 2014
Anagni - Martedì filosofici presso il convitto Principe di Piemonte.

Articolo ripreso da Anagnia
Torna l’interessante rassegna “Al martedì filosofando di…” organizzata dall’Istituto di Istruzione Superiore “Anagni” diretto dal prof. Adriano Gioè e dal prof. Antonio Leoni, docente di Storia e Filosofia nello stesso istituto; si tratta di un ciclo di tre conferenze/lezioni magistrali concordate con la Facoltà di Filosofia dell’Università la Sapienza di Roma. Le conferenze sono destinate agli alunni del Liceo, ai docenti, agli studenti universitari e a tutti i cultori della materia. Tale progetto, che è finalizzato a dare nuovo slancio agli studi filosofici, anche attraverso tematiche trasversali come la scienza, l’arte, la religione, la cultura greca e latina, è coordinato dal Prof. Antonio Leoni, insegnante di Storia e Filosofia del Liceo Classico “Dante Alighieri” e dal prof. Emidio Spinelli, titolare della cattedra di Filosofia Antica dell’Università La Sapienza di Roma. La rassegna infatti, ospitata presso il Convitto INPS “Principe di Piemonte” di Anagni, è così ideata:
culturale e aggiornamento professionale e una modalità per potrebbe realizzare sempre più stretti rapporti tra le agenzie formative del nostro territorio e il mondo universitario. Agli studenti partecipanti verrà rilasciato un attestato di partecipazione valido ai fini del credito aggiuntivo e a tutti i docenti verrà rilasciato un attestato di partecipazione valido ai fini dell’aggiornamento.
domenica 13 aprile 2014
Anagni - Le catacombe di Vico Moricino

Situate
presso il bivio della superstrada Anticolana con la provinciale Anagni-Paliano,
in un terreno privato in località Vico, le due piccole catacombe sono scavate nel
tufo pozzolanico. Esse dovevano appartenere allo scomparso vicus romano
di età imperiale che sorgeva in questo luogo, lungo il rio di Gricciano. Per la
loro tipologia i due cimiteri cristiani si possono datare sicuramente al IV
secolo d.C. La catacomba più grande, il cui ingresso è franato, presenta al suo
interno, in un arcosolio della galleria di destra, una interessante scritta: Victorinu(s)
hic dor(mit) in pacem. L'epigrafe, di non facile lettura, è dipinta in
rosso su fondo biancastro. Il non agevole accesso delle due catacombe ne rende
particolarmente difficile la visita. (Tratto dalla Guida di Anagni, testo a
cura di Carlo Ribaudo, edita nel 1989).
sabato 5 aprile 2014
Anagni libri - Ricordi di Gioventù, di Enrico Fanciulli.
Scultura. Estetica ed etica in Giovanni De Angelis - Officina della Memoria e dell’Immagine di Fiuggi.

http://www.giovannideangelis.com/
Estetica ed etica in Giovanni De Angelis - Officina della Memoria e dell’Immagine di Fiuggi.
Inaugurazione 5 aprile 2014, ore 17,30. Aperta tutti i giorni, esclusa la domenica mattina. Fino al 3 maggio 2014.
La mostra è curata da Giovanni Stella.
Il testo di presentazione è qui di seguito riportato:
Uno sguardo attento e vigile alle opere che compongono questa esposizione e la memoria di altre che appartengono a epoche più remote consentono di definire una vicenda artistica che da molto tempo è giunta a maturazione con esiti di rara maestria e bellezza, a sostegno di una idea e di una scelta di campo che non accusano tentennamenti, e anzi sempre più s’inverano
nella pratica quotidiana del fare arte, con ostinata e religiosa perseveranza .
Questa condotta monacale di rigorosa coerenza è supportata da una vincolante consuetudine di assidua meditazione sulle cose dell’arte e da una finalità spirituale maturata con sofferenza, ben radicata, totalitaria, posta a fondamento etico del quotidiano esercizio della scultura, intesa come strumento di esplorazione del pianeta uomo, dei suoi fallimenti, della sua discesa agli inferi, dell’irresistibile tentazione di spingersi oltre finis terrae, alla ricerca di nuovi approdi nel mare aperto dell’esistenza.
Con queste spinte interiori l’opera di De Angelis diventa canto della finitezza dell’uomo e al tempo stesso esaltazione della tensione verso l’alto, atto poetico indirizzato a dar carattere di nobiltà allo sforzo eroico di conoscenza di sé e del mondo, atto di avvicinamento al mistero della vita e di nostalgia di un indefinito eden, della bellezza e della forma primigenia delle cose, l’una e l’altra portatrici di stupore e incantamento, che il nero sasso vulcanico o il marmo, or bianco, or rosso, or grigio, caparbiamente aggredito e poi levigato e accarezzato, deve rivelare: dono ai viventi, premio alla fatica e alla sofferenza della germinazione creativa. Deve. Un imperativo estetico ed etico, in De Angelis, che non ammette intrusioni di codificati schemi asserviti ad una contemporaneità spesso indecifrabile, bensì soltanto richiami e suggestioni di una linea italiana ed europea, che non ha paura della narrazione, senza peraltro cadere nelle secche della narrazione tout court.
Il discorso artistico di De Angelis ripudia, sulla scia di protagonisti della scultura di figura del novecento, l’arbitrio sperimentale che diventa gioco solitario privo di riferimenti che non siano altri giochi, anch’essi privi di riferimenti oggettivi, senza destinazione sociale: gorgheggi che impudicamente pretendono un pubblico plaudente, non arie d’opera. Questo orientamento porta ad un’arte che, senza infingimenti, tende ad una perfezione formale chiara, con ascendenze precise, riconoscibili: un’arte pensata come atto creativo assoluto che non nega la sua storia, pur vivendo un presente aperto al futuro. Arte come manifestazione di una energia che si alimenta delle naturali inclinazioni dell’artista e di accorti rimandi all’antichità e alla più vicina modernità.
Da qui nasce deciso, rapido ed elegante un segno che è espressione conseguente di una controllata costruzione della forma, che risponde, per necessità interiore, ad una compiuta e colta idea figurale carica di storia e di rapporti ineludibili, che l’artista trasferisce, arricchita dei suoi umori mediterranei, nel colore, nel legno, nella resistente materia offerta dalle stratificazioni di madre natura o dal magma solidificato di un vulcano, vissuto come corpulento ostacolo, provvidenziale provocazione, spunto ispiratore, ma anche come pericolo di scacco matto all’ardimento creativo, o rovinosa caduta dal volo alto nel cielo.
In Giovanni De Angelis forte è la percezione del rischio perché forte e lucida è la consapevolezza della sfida che lo getta nel bel mezzo di celebrati numi della scultura , per dire i più vicini a noi: Boccioni, Wildt, Martini, Marini, Moore, Perez, Manzù, Vangi, artisti capaci di virtuosismi mirabolanti, ma tanto avveduti da tenere a freno il peccato di superbia che genera l’eccesso o tanto attenti da scansare l’esatto contrario, che è dato dalla resa approssimativa della visione.
Il nostro scultore persegue l’idea guida di dover dare la massima risoluzione possibile alle immagini del suo mondo poetico, che per avere consistenza e dignità filosofica ed estetica non possono essere specchio fedele della realtà fenomenica, ma evidenza di quella realtà altra, che ha il suo riferimento visivo e ideologico in quel repertorio umanistico di pensieri e costruzioni formali connotative della civiltà occidentale, di ineguagliabile bellezza e rigore.
Di questa inquietudine è prova l’insistito tema della caduta di Icaro a partire dal 1983 ,che dà conto di drammatiche preoccupazioni esistenziali, che lo portano a rendere con sublime artificio la discordanza tra sogno e realtà e l’eterno conflitto tra pulsioni vitali( bios )e pulsioni di morte (thànatos): un conflitto in cui l’azzardo dell’artista che osa è compensato dal trionfo della forma e della bellezza, vissute come epifania del sacro.
Sono, forma e bellezza, due elementi interdipendenti e imprescindibili per De Angelis, sulla scia dei molti picchi della storia dell’arte europea, dai bronzi di Riace in poi, passando per il giovine auriga di Mozia, la scultura pisana e fiorentina medievale e rinascimentale, l’estasi berniniana, le incantate figure canoviane, fino al miglior novecento che da quelle prodezze formali discende. Ma, una forte fascinazione arriva anche dalla statuaria egizia ed etrusca per la loro plastica immobilità sentita come rappresentazione di uno sguardo interiore, che valica il limite temporale.
Il tempo e lo spazio: ecco un rovello del nostro scultore. Vincere il tempo, nello spazio che ci è dato, sottrarre al fluire delle ore le cose, gli intrecci di vita e i volti che accompagnano il nostro “viver terreno”, resi nella loro totemica essenzialità da Isola di Pasqua.
Questi perseguimenti di rara grazia esigono il pieno possesso dei mezzi espressivi, cioè il mestiere, attitudine negletta oggi, svilita e sacrificata, quando non schernita, sull’altare del puro concetto, o del gioco, o di un fare tecnologico a imitazione del processo produttivo. Possesso consapevole che fa dire a de Angelis: ”E’ già il suono dello scalpello che batte sul marmo, ancor prima dell’occhio, ad avvertirmi che sto per giungere alla forma pulita e secca”. O ancora; “la ricerca di una forma non lasci trapelare il travaglio della sua esecuzione”.
Si osservi come nelle sue sculture la forza di gravità è vinta. Il bianco marmo di Carrara, o d’altre regioni dell’emisfero, perde il suo peso per diventare sostanza informata a leggerezza, nuvola vagante, grazie al dinamismo della linea che senza posa volteggia, creando anse, cavità, dove l’ombra s’annida a sostegno delle superfici in luce, o sforamenti, da cui passano porzioni di cielo, volumi in tensione scolpiti da un vento che prende avvio dalle regioni del sacro e, passando attraverso testa, cuore e mani dell’artista, scompiglia la materia, che vibra e tintinna come cristallo di Boemia. Definito è il suo modo di accostarsi alla materia in altra sua dichiarazione:”Inseguo il respiro libero e sciolto dei “vuoti” e dei “pieni”, il loro rincorrersi continuo e fluido ed il loro rapporto: è in questo rapporto che a me sembra di cogliere il germe segreto delle leggi che governano il cosmo”. Evidentemente non allude, in questa dichiarazione di poetica, alle leggi fisiche, scientifiche, cui tendono gli esploratori dell’universo, ma alle nascoste corrispondenze tra terra e cielo, alle concordanze tra emergenze interiori ed emergenze esteriori, ”il germe segreto”, dice l’artista, cioè le verità non verificabili né dimostrabili, cui tendono con generosa perseveranza i poeti, i filosofi, i visionari, gli artisti .
Molte le opere che danno conto di questa attitudine esplorativa, opere nelle quali il fraseggio di pieni e di vuoti e i percorsi della luce che scorre da un piano all’altro, disegnando possibili trame di una immaginaria mappa celeste, rispondono ad un vitalistico sforzo di ri-definizione del mondo.
Come Boccioni in “Forme uniche nella continuità dello spazio” lega specularmene visione dinamica della realtà e dinamismo della forma, così De Angelis realizza una perfetta relazione tra rappresentazione del dramma dell’uomo abbandonato alla furia degli elementi nella luce piena del cosmo e forma convulsa, agitata da un sicuro, veloce segno dinamico, gestuale e avvolgente, a significare la condizione di un moderno “prigione”.
Ragione e turbamento, controllo e abbandono , nella sua opera sono drammaticamente compresenti fino a dar luogo a conviventi antinomie: espressionismo e classicità, figurazione e astrazione, spirito dionisiaco e spirito apollineo.
C’è in De Angelis una pluralità di accadimenti sostanziali e soluzioni formali, anche nella stessa opera, come s’è detto, perché c’è coincidenza tra opera d’arte e verità. Non la verità assoluta, inconoscibile, ma la sua verità, che si accompagna anche al piacere della contraddizione.
Nel sofferto umanesimo dell’artista non ci sono certezze ontologiche ed esistenziali. Ad occupare il campo speculativo è l’assillo di una continua interrogazione sul destino dell’uomo a guisa del leopardiano pastore errante, che si rivolge alla silenziosa luna spettatrice del peregrinare umano.
Da questa incessante istanza di senso discende il cammino errabondo dell’artista tra le forme esplorate, assorbite e restituite, poi, imbevute degli umori profondi della sua isola infuocata, della sua mediterranea energia, del nettare degli incontri poetici fortuiti, come dire voluti dal cielo.
Un dato fondamentale, naturalistico, della sua formazione artistica è certamente Ischia, terra vulcanica, scultorea, circondata da un mare cristallino, abitato da creature mitiche nei suoi fondali e sulla costa, dove giganteggiano, sotto forma di concrezioni laviche, figure fantastiche di una iperbolica flora e improbabile fauna: il fungo di Lacco Ameno e l’immenso elefante di Forio e innumerevoli altre icone fantastiche.
Queste sculture naturali, cui il vento e l’acqua hanno conferito una mirabile arcaica forza plastica, si sono impresse, passando per gli occhi stupiti, nel cuore e nella mente dell’adolescente Giovanni, precocemente deciso a diventare scultore.
Nel suo apprendistato questo retroterra di immagini di primordiale vigore non è secondario.
Quella forza è rintracciabile in tutte le sue opere, dove, a far la differenza tra le prime prove e le ultime è la maggiore consapevolezza del fare artistico, l’acquisizione di una robusta cultura visiva e di pensiero e l’affinamento tecnico e di sensibilità in aggiunta alla innata sicurezza del senso tattile e straordinaria percezione della costituzione della materia nelle sue svariate forme.
Il miracolo che noi tocchiamo con mano è proprio questo: nel suo operare artistico naturali inclinazioni e cultura convivono e si sorreggono vicendevolmente.
Ora che Giovanni De Angelis, dopo un ventennio di fruttuose peregrinazioni tra Berlino, Monaco, Dusseldorf, Bruxelles, Milano e Pesaro, è tornato a Ischia, maturo e ancor vigoroso, è già leggibile negli ultimi esiti un ulteriore scatto che salda in sintesi originale il verginale slancio giovanile e la compiuta riflessione estetica, dove la natura riappare prepotente, ma entro un argine formale che è prova di misura e di bellezza.
Giovanni Stella
mercoledì 2 aprile 2014
La Provincia e i comuni di Anagni e Frosinone, invitano alla Biennale d'arte 2014.
mercoledì 19 marzo 2014
Domenica 19 marzo 1944, 70 anni fa, bombardamento di Anagni.
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| Piazza San Giovanni (Foto Umberto Frattali) |
Secondo fonti ufficiali la città di Anagni, nel corso del conflitto, subì una notevole distruzione del suo patrimonio. In precedenza l'aviazione alleata aveva bombardato l'area vicina alla stazione ferroviaria.
Considerando l’importanza storico-artistica del centro, la gravità dei danni assume un carattere ancora più drammatico.
Ulteriori danneggiamenti riguardarono la Cattedrale, in cui andarono perdute le vetrate artistiche a causa degli spostamenti d’aria, le porte di S. Francesco e Santa Maria, la chiesa di S. Andrea, e gli artistici palazzi signorili Cesaritti, Menenti, Moriconi e Passa. Il palazzo di Bonifacio VIII fu mancato miracolosamente da tali incursioni.
Anagni, importante nodo viario e ferroviario, per la sua posizione sulla via Casilina, per la presenza di numerosi edifici idonei all’accantonamento di truppe, ed anche per la sua distanza di "sicurezza" dal fronte, fu prescelta dal Comando della Decima Armata Tedesca del Gen.Von Vietinghoff come sede di un importante complesso ospedaliero militare, atto ad ospitare i feriti e malati provenienti dal fronte di Cassino. La distanza dal fronte permetteva ai mezzi dei vari Feldlazarett (Ospedali militari) di raggiungere il fronte in tempi ragionevolmente brevi. ...leggi tutto da: Dal Volturno a Cassino
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| Collage di foto da Acta est Fabula |
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| Piazza Innocenzo III. Foto SBAA |
mercoledì 5 marzo 2014
Anagni - Carnevale 2014 - Immagini.
domenica 2 marzo 2014
Le nostre bisnonne ciociare, belle e intelligenti, alla conquista della Parigi fine Ottocento, centro dell'arte mondiale - Maria Caira, modella e fondatrice di un'Accademia d'Arte insieme al marito, Cesare Vitti
"Partendo dalla occasione che il 17 agosto 2013 si inaugurerà ad Atina in Valcomino una piccola casa museo intitolata ‘Académie Vitti’ dove in tre stanze finemente arredate e presentate da una valente architetta del luogo, il promotore appassionato mostrerà al pubblico e al mondo alcuni cimeli -eccellenti disegni di allievi dell’Académie, rare fotografie e cartoline e altro- miracolosamente salvati e conservati, appartenuti ai proprietari/fondatori della Académie Vitti, ne approfittiamo per richiamare alla memoria alcune pagine della storia dell’arte. Ci troviamo a Parigi agli inizi del 1890 e tre sorelle originarie di quell’olimpo che è Gallinaro in Valcomino vivono anche loro facendo le modelle per le migliaia di artisti che in quell’epoca assiepavano Montmartre a Parigi. Maria una delle sorelle, anche lei dal corpo perfetto -e lo vediamo dalla scultura che la raffigura nelle spoglie di Diana cacciatrice modellata dallo scultore americano Frederick Macmonnies- si unisce con Cesare Vitti da Casalvieri, scultore e anche lui modello, e verso il 1894 fondano una scuola di disegno, l’Académie Vitti, a Montparnasse. Le tre sorelle Caira, questo è il cognome, vi posano come modelle e gli studenti e le studentesse aumentano continuamente: in realtà ora è la prima volta che si può dipingere da nudi maschili e femminili. Qualche anno più tardi Anna, una delle tre, viene corteggiata e conquistata da un artista e collezionista appartenente ad una delle famiglie nobili della Francia e vanno a vivere per molti anni in Italia: a Venezia, a Capri, a Taormina, a Roma e soprattutto a Firenze dove si insediano in una villa sulle colline fiorentine e iniziano una esistenza di relazioni culturali e artistiche molto celebrata a Firenze: Giovanni Papini, Oscar Chiglia, Soffici, tanto per rammentare, erano di casa. E Anna a contatto con questo mondo di artisti sentì in lei sbocciare una vena poetica e nella rivista di Papini ‘Lacerba’ si trova anche qualche sua lirica. Dire che Gauguin dava per referenze la Académie Vitti quando doveva accreditarsi presso qualche committente, che vi insegnò, tra i tanti altri, H.Anglada Camarasa e, nel 1912, anche Kees van Dongen, ci aiuta ad avere una idea del successo e anche del livello della scuola: Picasso, anche questo ha un significato, quando doveva consigliare qualche allievo o amico, lo indirizzava regolarmente all’Académie Vitti. Restò aperta fino al 1914: infatti quell’anno i fondatori rientrarono in Italia perché spaventati dalla guerra incipiente. ...segue da Michele Santulli "
http://anagniarte.blogspot.it/2014/02/le-nostre-bisnonne-ciociare-belle-e.html
http://anagniarte.blogspot.it/2014/02/le-nostre-bisnonne-ciociare-belle-e_23.html
http://roma.corriere.it/notizie/cultura_e_spettacoli/15_giugno_04/parigi-casa-museo-ad-atina-storia-dell-academie-vitti-818d515c-0ade-11e5-b215-d0283c023844.shtml
https://www.facebook.com/academie.vitti?fref=pb&hc_location=friends_tab&pnref=friends.recent

























